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Quanto costa avere un bebè?

Le visite mediche e gli esami in gravidanza, gli incontri per l'accompagnamento alla nascita, l'assistenza al parto, poi il latte e i pannolini… Che cosa è gratuito, che cosa no e quanto si paga in Italia

Quanto costa avere un bebè?

L’assistenza alla gravidanza e al parto nel nostro Paese dovrebbe essere gratuita. Così prevede la legge. E i nuovi LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza pubblicati lo scorso mese di marzo sulla Gazzetta Ufficiale, elencano una serie di prestazioni sanitarie raccomandate dalle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità che devono essere erogate gratuitamente a tutte le donne in attesa su tutto il territorio italiano.

La situazione, a sette mesi di distanza, è ben diversa. Solo alcune Regioni hanno adeguato la loro offerta ai dettami dei LEA. Poche, le più virtuose, già offrivano gratuitamente esami oggi raccomandati a tutte, come il bitest e la misurazione della traslucenza nucale. Altre li offrono gratuitamente sulla carta, ma di fatto hanno liste d’attesa talmente lunghe da costringere le future mamme a rivolgersi al privato.

Come accadeva prima dell’approvazione dei LEA, l’entità delle spese da sostenere in gravidanza è distribuita a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

Cosa dicono i LEA e cosa accade in realtà

Le visite di controllo in gravidanza, circa una al mese, e gran parte degli esami di laboratorio prescritti di routine, offerti gratuitamente già quando era in vigore la vecchia legge sull’assistenza alle mamme in attesa, sono stati confermati dai nuovi LEA.

Per quanto riguarda gli esami, li si può ottenere in regime di esenzione dal ticket negli ambulatori pubblici o in quelli convenzionati presentando la richiesta del medico di famiglia, oppure del ginecologo del servizio sanitario pubblico. Solo alcune Regioni hanno dotato anche le ostetriche del ricettario, riconoscendo la loro competenza prescrittiva, come previsto per legge per il loro profilo professionale.

Per avere la gratuità, nell’impegnativa deve essere indicato lo stato di gravidanza. Rivolgendosi a un laboratorio privato non convenzionato si spende una cifra variabile a seconda del numero di esami richiesti, di solito intorno agli 80 euro a ogni appuntamento.

Le visite di controllo sono gratuite se effettuate in una struttura pubblica: ospedale, consultorio o ambulatorio della ASL. La maggioranza delle future mamme italiane, tra il 75 e l’80%, sceglie però l’assistenza di un ginecologo privato, in parte a causa della difficoltà di prenotare la prima visita prenatale in una struttura pubblica in tempi rapidi dopo la risposta positiva del test di gravidanza e poi per avere garanzia di assistenza continuativa da parte di un unico professionista. La visita di un ginecologo privato costa dagli 80 ai 150 euro, di un’ostetrica privata costa circa 50 euro.

Esami prenatali Il principale cambiamento contenuto nei nuovi LEA riguarda gli esami prenatali per la diagnosi delle alterazioni cromosomiche, come la sindrome di Down. Con la vecchia legge, gli esami di screening per valutare il rischio di alterazioni, bitest e misura ecografica della traslucenza nucale, non erano gratuiti, ma ottenibili nelle strutture pubbliche o convenzionate dietro pagamento di un ticket di 36,15 euro, più un eventuale “super-ticket” variabile da Regione a Regione. Nel privato costavano e costano tuttora dai 150 ai 250 euro. I nuovi LEA prevedono che bitest e traslucenza vengano erogati gratuitamente a tutte le donne in attesa, ma diverse Regioni non si sono ancora adeguate. Si paga ancora il ticket in Umbria, Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia, per citarne alcuni. In Piemonte e Toscana il cambiamento non è stato recepito, ma bitest e traslucenza erano già offerti gratuitamente prima dell’entrata in vigore dei LEA. Nel Lazio e in Emilia Romagna la gratuità è stata teoricamente recepita, ma le liste d’attesa sono talmente lunghe che tante mamme sono costrette a rivolgersi all’assistenza privata. “Nel Lazio, le strutture pubbliche disponibili sono soltanto due e l’esame non si può effettuare in convenzione”, spiega la ginecologa Lisa Canitano, presidente dell’associazione Vita di Donna Onlus di Roma. “L’unica alternativa è pagare il costo per intero nel privato”.

Ci sono poi le ecografie. La vecchia legge ne prevedeva tre, offerte gratuitamente a tutte. I nuovi LEA, laddove sono stati recepiti, ne prevedono solo due, a meno di indicazioni specifiche del ginecologo. Per ottenere gratuitamente quelle offerte dalla propria Regione bisogna rivolgersi con l’impegnativa a una struttura pubblica o privata convenzionata. In assenza di convenzione, un’ecografia ostetrica costa tra i 100 e i 150 euro.

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Amniocentesi, villocentesi e i nuovi test non invasivi

I test invasivi per la diagnosi prenatale delle alterazioni cromosomiche, amniocentesi e villocentesi, con la vecchia legge venivano offerti gratuitamente a tutte le donne che avevano compiuto 35 anni al momento del concepimento, in presenza di specifici fattori di rischio personali o familiari certificati dal medico curante, oppure qualora bitest e traslucenza nucale evidenziassero un rischio elevato. Con l’avvento dei nuovi LEA è caduta la raccomandazione e la gratuità del test per le donne over 35 in assenza di fattori di rischio specifici.

Chi rientra nei criteri di esenzione dal ticket della propria Regione può effettuare l’uno o l’altro esame gratis presso una struttura pubblica o privata convenzionata. Per le altre c’è da pagare un ticket di 36,15 euro più eventuale “super-ticket” regionale. Nel privato, un’amnio costa circa 600 euro, la villocentesi circa 1.000. Alcuni ambulatori privati in aggiunta alla ricerca delle cromosomopatie offrono l’esame del DNA per la diagnosi di un numero variabile di difetti genetici. Questi pacchetti possono arrivare a costare anche 1.500 euro.

Infine, da alcuni anni in Italia è disponibile un nuovo esame non invasivo per lo screening delle alterazioni cromosomiche, che si effettua analizzando un campione di sangue materno a partire dalla 10a settimana di attesa. È più affidabile dell’associazione tra bitest e traslucenza nucale, ma in caso di esito positivo la diagnosi deve essere confermata con l’amniocentesi o la villocentesi. Al momento non viene offerto gratuitamente o dietro pagamento di ticket da ambulatori pubblici o convenzionati. Vi si può accedere solo privatamente, con una spesa variabile tra i 600 e i 1.000 euro.

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Gli esami prescritti in più

Esiste poi una serie di esami di laboratorio o ecografici che non sono raccomandati nelle gravidanze fisiologiche, in assenza di specifici fattori di rischio, e per questa ragione non sono esentati dal pagamento del ticket, ma molti ginecologi privati li prescrivono di routine alle loro assistite. È il caso, per esempio, del test per il citomegalovirus, che diagnostica un’eventuale infezione in corso oppure determina la suscettibilità o meno alla malattia. Costa circa 30 euro in un ambulatorio pubblico o privato convenzionato, circa 35 euro senza convenzione.

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Oppure la curva da carico del glucosio, un esame di screening per individuare le donne a rischio di diabete gestazionale. È gratuito, in presenza di fattori di rischio, tra la 16a e la 18a settimana e di nuovo tra la 24a e la 28a. Spesso il medico lo prescrive anche alle donne a basso rischio, con un costo di circa 20 euro nel pubblico o nel privato convenzionato, poco più senza convenzione.

Un altro esame spesso prescritto di routine, anche se non è raccomandato in assenza di fattori di rischio, è l’ecocardiografia fetale, cioè un’ecografia mirata al cuore del nascituro. In una struttura pubblica o convenzionata costa al massimo i 36,15 euro del ticket, più eventuale “super-ticket” regionale. Privatamente costa dai 100 ai 150 euro.

“Va detto con chiarezza alle future mamme che questi e altri accertamenti, prescritti quando non c’è un’indicazione specifica, sono inutili”, avverte Lisa Canitano. “Talvolta passa l’idea che una donna è una brava mamma solo se è disposta a spendere migliaia di euro per medicalizzare all’estremo la sua gravidanza. E lo Stato fa la parte del cattivo perché non passa gratuitamente tutto quello che viene prescritto”.

Accompagnamento alla nascita e assistenza al parto

Esami e visite non sono le sole prestazioni che tutte le future mamme hanno il diritto di ricevere in gravidanza. I nuovi LEA riconoscono l’importanza degli incontri di accompagnamento alla nascita per la salute fisica e psicologica delle donne in attesa e stabiliscono la gratuità di quelli offerti da ospedali e consultori. Anche in questo caso, sono poche le Regioni e le singole ASL che si sono adeguate. Nella maggior parte delle strutture pubbliche, il costo si aggira sui 40-80 euro complessivi. Nel privato, circa 20-25 euro a incontro.

Il parto, spontaneo o cesareo che sia, è gratuito nelle strutture pubbliche o private convenzionate, tuttavia molti ospedali offrono a pagamento sistemazioni più comode: camere singole o la possibilità per il neopapà di trascorrere la notte insieme alla puerpera e al neonato. Il costo è variabile e va dai 100 euro a notte in su.

Chi sceglie di partorire in una clinica privata, deve affrontare una spesa di 2.000 euro e più, a seconda della struttura scelta. Nelle case di maternità, parto e degenza costano in media 1.500 euro, mentre l’assistenza ostetrica per il parto in casa, comprese le visite prima del parto, la reperibilità e l’assistenza nel puerperio, costa tra i 2.000 e i 3.000 euro. Alcune Regioni rimborsano in piccola parte la spesa del parto a domicilio.

Infine, l’analgesia epidurale secondo i nuovi LEA spetterebbe gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta, ma solo alcuni ospedali pubblici la offrono in regime di esenzione dal ticket, in determinati giorni e fasce orarie, in altri è disponibile in compartecipazione di spesa e altrove è interamente a carico della partoriente. La spesa può variare dai 50 euro in una struttura pubblica fino a 1.500 euro nel privato.

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È nato, quanto costa il bebè?

Le prime cure riservate al bambino in ospedale dopo la nascita, la visita specialistica del neonatologo, la somministrazione della vitamina K per la prevenzione delle emorragie neonatali, il test di screening per le malattie metaboliche, sono compresi nel costo del parto.

Sono gratuiti anche i controlli periodici, i cosiddetti bilanci di crescita, fatti dal pediatra di famiglia del servizio sanitario pubblico, come le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale, nelle rispettive fasce d’età.

Richiede il pagamento di un ticket di 30-40 euro l’ecografia dell’anca, prescritta di routine tra i 45 e i 60 giorni di vita per diagnosticare un’eventuale displasia dell’anca. Privatamente, il costo va dai 60 agli 80 euro.

Per completare il quadro, non bisogna ignorare i pannolini, che vanno dai 15 ai 40 centesimi l’uno, a seconda della marca, e il latte formulato per chi non nutre al seno. Una confezione di latte in polvere da 900 g, che nei primi mesi di vita dura 7-10 giorni se è l’unica fonte di nutrimento per il piccolo, può costare dai 10 ai 20 euro a seconda della marca e se viene acquistato al supermercato oppure in farmacia.

 

Maria Cristina Valsecchi

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