Quante visite nell’attesa? | Dolce Attesa
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Quante visite nell’attesa?

Il calendario dei controlli stabilito dal Ministero della Salute prevede visite mensili per verificare il benessere della futura mamma e lo sviluppo del nascituro: ecco come si svolgono  

Quante visite nell’attesa?

La gravidanza è un evento fisiologico, non una malattia. “In assenza di complicazioni, infatti, il medico o l’ostetrica si limitano a sorvegliare che tutto proceda nel migliore dei modi”, dice Nico Naumann, ginecologo ostetrico di Roma. Appuntamenti che non vanno intesi solamente come una procedura medica. “Le visite nell’attesa sono, o dovrebbero essere, occasioni di contatto e di comunicazione tra la gestante e l’ostetrica o il ginecologo, che hanno il dovere di ascoltare la donna e rispondere alle sue domande su qualunque aspetto della gravidanza”, spiega Annamaria Gioacchini, ostetrica dell’Associazione Nascere e Crescere di Roma. “Inoltre, la persona che segue la gravidanza deve tenere presente eventuali paure e imbarazzi della donna, legati al suo carattere o a fattori culturali. Spesso, nel nostro Paese le future mamme prediligono l’assistenza privata a quella pubblica, nella convinzione che questo possa garantire loro un trattamento migliore. In realtà si incontrano ginecologi e ostetriche disponibili e attenti sia nel settore pubblico che in quello privato”.

 

Il primo incontro

 “Il momento migliore per effettuare la prima visita è la sesta settimana di gravidanza, calcolata a partire dall’ultima mestruazione, che corrisponde alla quarta settimana dal concepimento”, spiega Nico Naumann. “Prima di questa data, è difficile ottenere informazioni utili sull’embrione attraverso l’esame ecografico”.

“Il primo appuntamento è sempre il più impegnativo: richiede tempo, soprattutto se medico e gestante non si erano mai incontrati”, prosegue Naumann. “Il ginecologo controlla lo stato generale di salute della donna, le misura la pressione e il peso, raccoglie informazioni sulla sua storia medica e su quella familiare”.

“In questa occasione si effettua la prima ecografia, che serve a controllare l’impianto e lo sviluppo dell’embrione nell’utero e a rilevarne il battito cardiaco”, dice il ginecologo. “Di solito, nel primo trimestre di gravidanza si ricorre alla transvaginale, che permette di osservare meglio l’embrione, a quest’epoca ancora molto piccolo. Inoltre, il medico prescrive la prima serie di esami di laboratorio, ovvero analisi del sangue e delle urine”.

“Se è trascorso più di un anno dall’ultima volta che la donna ha fatto il pap test, sarebbe meglio ripeterlo. In più, raccomando di effettuare un tampone vaginale per diagnosticare un’eventuale infezione da Chlamydia trachomatis. Si tratta di un disturbo piuttosto frequente (ne soffre il 10-15% della popolazione femminile) e spesso asintomatico, pericoloso in gravidanza: favorisce l’aborto e la rottura precoce delle membrane. Va trattato subito con una terapia antibiotica”.

Una donna sana, che non abbia particolari problemi di salute, può scegliere di essere seguita dall’ostetrica invece che dal ginecologo“, aggiunge Annamaria Gioacchini. “In caso di complicazioni, sarà l’ostetrica stessa a indirizzarla dallo specialista. Ma se la donna ne sente l’esigenza, nulla e nessuno vietano di avere entrambe le figure come riferimento. Il calendario delle visite e degli esami di controllo è lo stesso. E spesso, il rapporto che si instaura tra la futura mamma e l’ostetrica è di maggiore intimità rispetto a quello, a volte formale, tra paziente e ginecologo. Talvolta raccolgo confidenze che la donna non ha mai raccontato a nessuno e che sono preziose per offrirle un’assistenza appropriata e soddisfacente durante la gravidanza e il parto”.

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Visite nell’attesa: i controlli successivi

“Dopo il primo appuntamento, i successivi andrebbero fissati ogni quattro settimane, ma non è necessario ripetere ogni volta l’ispezione vaginale”, spiega Nico Naumann. “Per controllare la crescita dell’utero è sufficiente palpare dall’esterno l’addome della gestante”.

“Più che di visite, si tratta di consultazioni: l’ostetrica o il ginecologo parlano con la futura mamma, la pesano, le misurano la pressione, leggono i risultati delle analisi e si informano su eventuali disturbi“, dice Gioacchini. “Solo in caso di contrazioni o di eventuali perdite o in presenza di qualche dubbio è necessario effettuare una visita per controllare o confermare che sia tutto a posto. In assenza di disturbi o complicazioni, si può rimandare la seconda visita vaginale a due o tre mesi dalla prima”.

“A partire dalla 20ª settimana, l’utero cresce in modo regolare di un centimetro ogni sette giorni”, aggiunge l’ostetrica. “Attraverso la palpazione dell’addome (manovre di Leopold), si può rilevare come è situato il feto e la quantità del liquido amniotico, misurare la lunghezza dell’utero e seguirne la crescita. La lunghezza raggiunge il massimo in corrispondenza della 37ª settimana (circa 3-4 settimane prima del parto), per le donne che sono alla prima gravidanza, poi si riduce di qualche centimetro perché il bambino comincia a scendere all’interno del bacino”.

“Oltre alle due ecografie previste nel secondo e terzo trimestre e alla ripetizione degli esami di laboratorio secondo il calendario indicato dal Ministero, raccomando di effettuare un nuovo tampone vaginale al termine della 32ª settimana, per diagnosticare un’eventuale infezione da streptococco beta-emolitico, estremamente pericolosa per il bambino e per la mamma”, dice Naumann.

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Quando il parto si avvicina

“Dopo la 32ª settimana, raccomando di aumentare la frequenza delle visite e di effettuarne una ogni tre settimane, per tenere sotto controllo il peso e la pressione sanguigna e diagnosticare in tempo eventuali preeclampsie, che sono più frequenti nell’ultimo periodo della gravidanza”, spiega il ginecologo. “In assenza di complicazioni non è necessario effettuare una visita vaginale ogni volta”.

“Dopo la 37ª, invece, consiglio di controllare settimanalmente il battito cardiaco fetale”, prosegue. “È un esame efficace per valutare il benessere del bambino e si effettua in ambulatorio con un apparecchio a ultrasuoni”.

“Se la donna avverte contrazioni, anche forti, in anticipo rispetto ai tempi previsti, non è detto che stia per partorire”, aggiunge Naumann. “In questo caso, una visita vaginale permette di valutare la lunghezza, la consistenza e la posizione del collo dell’utero. Se risulta più corto del dovuto, morbido e piegato in avanti, è probabile che il travaglio sia imminente”.

 

Maria Cristina Valsecchi

 

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