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Quale corso preparto?

Quale corso preparto?

Prepararsi alla nascita, prepararsi a diventare madre. Ma è davvero necessario frequentare un corso preparto per affrontare un’esperienza che da sempre fa parte della vita della donna? E come orientarsi tra le diverse iniziative proposte, scegliendo quella più adatta alle proprie esigenze?

L’importanza d’incontrarsi

Un tempo, sin dall’infanzia la donna aveva modo di partecipare e di assistere alle gravidanze e alla cura dei bambini di zie, sorelle, cugine, amiche. Oggi, per la maggior parte delle future mamme la gestazione è qualcosa di nuovo: da qui il bisogno di risposte e di informazioni. Purtroppo, soprattutto per chi vive in città, le occasioni di incontrare altre mamme per condividere le emozioni e i dubbi dei nove mesi sono decisamente rare. In questo contesto, un corso preparto offre la possibilità di confrontarsi e di rielaborare  le proprie sensazioni in presenza di personale qualificato.

Inoltre, in una società caratterizzata da ritmi spesso frenetici e stressanti che non risparmiano neppure le donne in attesa, gli appuntamenti settimanali con il corso di accompagnamento alla nascita rappresentano uno spazio speciale, che la futura mamma dedica a se stessa, al suo bambino e all’esperienza che sta vivendo.

Infine, un buon corso può aiutare la donna a riscoprire le proprie competenze innate e ad acquisire maggior consapevolezza, indispensabile, in un’epoca di forte medicalizzazione della nascita, per riuscire a vivere al meglio l’esperienza della maternità.

Due tipi di percorsi

L’appuntamento con il corso preparto è dunque una tappa importante che può aiutare la futura mamma ad affrontare con maggior serenità le trasformazioni della gravidanza, il momento della nascita e i primi tempi con il bebè. Ma come scegliere il corso più adatto a sé? Innanzitutto è necessario fare una distinzione tra i percorsi destinati a favorire il benessere della donna e quelli di accompagnamento alla nascita. Si tratta infatti di realtà ben diverse: i primi sono sicuramente utili, ma non possono sostituire un corso di preparazione al parto, visto che hanno caratteristiche e finalità diverse. La soluzione ideale? Trovare il tempo per entrambe le esperienze!

Benessere nei 9 mesi

Le iniziative organizzate da centri privati o da associazioni sono numerose. L’obiettivo è favorire il benessere nei nove mesi e la futura mamma può frequentarli per tutto il periodo della gravidanza. Alcune proposte – come i  percorsi in piscina, la ginnastica dolce, lo stretching – prevedono un lavoro corporeo che aiuta la donna a mantenersi in forma. Il movimento e una moderata attività fisica (a meno che ci siano controindicazioni mediche) favoriscono infatti la tonicità muscolare e possono prevenire o alleviare eventuali disturbi dell’ultimo periodo dell’attesa, come mal di schiena, gonfiori, pubalgia.

Altri percorsi, come  il canto carnatico e  lo yoga, si concentrano  invece sull’uso del respiro e/o della voce per raggiungere un profondo stato di relax e di benessere psicofisico.  Rivolgendo l’attenzione ai nuovi bisogni  del corpo che si modifica,  la futura mamma si concentra  anche sul suo bambino e sul compito di far crescere una vita dentro di sé, favorendo così il legame prenatale.

Per quanto riguarda la scelta del percorso, ogni donna deve basarsi, naturalmente, sulle proprie inclinazioni e preferenze personali per trovare ciò che meglio risponde alle sue esigenze.

Preparazione al parto

Il corso di accompagnamento alla nascita si svolge in genere nell’ultimo trimestre dell’attesa e prevede una parte teorico-informativa, in cui vengono approfondite le diverse tematiche legate alla gravidanza, alla fisiologia del parto e alla cura del bambino, nonché una parte dedicata al lavoro fisico. Quest’ultimo aspetto non è da trascurare, poiché si partorisce con il corpo e il corso non può essere solo teorico.

Alcuni percorsi, organizzati dai punti nascita o dai consultori, prevedono la partecipazione di diversi esperti: ginecologo, psicologo, anestesista (per parlare dell’analgesia epidurale), pediatra. Questi incontri offrono l’occasione per approfondire tematiche legate alla salute della donna, ma anche alla cura del bebè dopo la nascita.

Teoria, pratica e condivisione

Nozioni teoriche, suggerimenti pratici e condivisione tra donne. Ecco ciò che rende preziosa l’esperienza del corso preparto.

Durante gli appuntamenti la donna ha innanzitutto l’occasione di chiarire eventuali dubbi o interrogativi e di ricevere spiegazioni corrette e aggiornate in merito alla fisiologia del parto, per affrontare questo evento con consapevolezza e serenità.

Alla teoria segue la pratica e le future mamme hanno la possibilità di ‘provare’ le diverse posizioni che possono tornare utili per affrontare le contrazioni, e di ‘lavorare’ sul respiro. L’ostetrica offre inoltre suggerimenti pratici per gestire il dolore attraverso il movimento, l’uso della voce, il massaggio, gli effetti antalgici e rilassanti dell’acqua calda.

Inoltre, al corso è possibile chiedere informazioni e opinioni – all’ostetrica e alle altre future mamme – in merito ai punti nascita della propria zona e alle consuetudini delle varie strutture , utili per orientarsi nella scelta.

Ma l’aspetto forse più importante di questa esperienza è l’opportunità di confrontarsi con altre donne. Frequentare un corso di accompagnamento alla nascita significa soprattutto condividere un’esperienza di gruppo, esprimendo e rielaborando ansie e incertezze legate all’attesa e in generale al proprio vissuto, che spesso vengono percepite con maggior intensità proprio per il particolare assetto ormonale della gravidanza.

Infine, al corso nascono amicizie che possono durare nel tempo e che si rivelano preziose nel periodo successivo al parto, quando l’esigenza di incontrare altre madri, scambiare opinioni e ‘raccontarsi’ è ancora molto forte e c’è invece il rischio di soffrire un po’ di solitudine, soprattutto nelle prime settimane di vita del bebè quando le occasioni di uscire di casa e socializzare diventano più rare.

Sarà quello giusto?

Ma come sapere se il corso individuato è effettivamente quello più adatto a noi? Il percorso ideale è quello che favorisce la presa di coscienza e la riscoperta delle competenze innate delle future mamme (perché le donne ‘sanno’ partorire!) senza la pretesa di insegnare o impartire direttive. In altre parole, tra l’ostetrica che conduce gli incontri e le donne che vi partecipano deve esserci una condivisione del sapere. In generale, la domanda da farsi è: ‘Come mi sento alla fine dell’incontro?’ Se la futura mamma è soddisfatta delle informazioni ricevute e si sente serena, allora ha trovato il ‘suo’ percorso.

Un corso completo dovrebbe prevedere uno o più incontri dedicati anche al periodo successivo alla nascita, ovvero alla  cura del neonato e alla gestione dell’allattamento al seno. Si tratta di un aspetto importante cui non sempre viene riservato uno spazio adeguato. Soprattutto, bisognerebbe parlare di quelle situazioni che possono mettere in crisi la neomamma: eventuali difficoltà nell’avvio delle poppate, i risvegli notturni del bebè (che nei primi tempi sono fisiologici), i cambiamenti che si verificano all’interno della coppia e la rivoluzione di ritmi ed abitudini.

Particolarmente utile, in questo senso, è il confronto con donne che hanno già un bambino: non a caso, alcuni corsi prevedono la partecipazione di neogenitori che offrono la loro testimonianza.

Infine, se il percorso intrapreso non ci soddisfa, non c’è alcun problema: si può sempre cambiare o integrare con altre esperienze!

 E per la seconda gravidanza?

E se il piccino che cresce nel pancione non è il primogenito? Quando la donna è già mamma, e quindi  sa già come si svolge il parto e come si accudisce un neonato, è ancora necessario frequentare un corso?

L’utilità di un percorso di accompagnamento alla nascita non riguarda solo le informazioni che si possono ricevere, ma anche e soprattutto la possibilità di condividere il proprio vissuto con altre donne. Per chi è già mamma il corso rappresenta quindi un’occasione preziosa per riflettere sull’esperienza passata e su ciò che si vorrebbe per la nuova nascita. Ora la donna è più consapevole e quindi le risulta più facile individuare quali sono le sue priorità e le sue esigenze per vivere al meglio la nuova gravidanza Non solo. Se durante il primo parto qualcosa non è andato secondo i suoi desideri, in gruppo si possono esprimere dubbi e sensazioni: parlare è, infatti, il primo indispensabile passo per rielaborarli.

Inoltre, se la donna ha un bimbo, molto probabilmente il tempo da dedicare alla gravidanza non sarà moltissimo: l’appuntamento con il corso diventa quindi un appuntamento con il piccino in grembo, un momento di attenzione speciale da riservargli in esclusiva.

In coppia è meglio

Molti percorsi prevedono la partecipazione del futuro papà”, spiega Marta Campiotti. Coinvolgere l’uomo sin dalla gravidanza, farlo sentire partecipe è importante perché possa vivere in pieno questa esperienza e avere le  informazioni e i suggerimenti per stare vicino alla compagna durante il travaglio e il parto e, successivamente, per condividere con lei la cura del bambino.

Frequentare in coppia gli incontri significa crescere insieme, avere l’opportunità di confrontarsi e approfondire varie tematiche all’interno del gruppo e poi, dopo il corso, tra partner.

Un padre più informato sarà inoltre un padre più consapevole, più coinvolto e sicuro di sé, in grado di offrire alla neomamma il sostegno pratico ed emotivo di cui ha bisogno e di affrontare con maggior serenità i cambiamenti e le trasformazioni – a livello personale e di coppia – che la nascita di un bimbo comporta.

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