Peso in gravidanza: come affrontare i 9 mesi col pancione
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Peso in gravidanza: quanti chili in nove mesi?

Peso in gravidanza: quanti chili in nove mesi?

Scoprire che il proprio peso in gravidanza non è ottimale è un motivo di ansia e preoccupazione per molte mamme. Se pensi anche tu di aver qualche problemino con il tuo peso in gravidanza allora questo articolo fa per te.

L’importanza di una corretta alimentazione

Durante l’attesa non bisogna mangiare troppo, ma neppure troppo poco: l’alimentazione deve essere equilibrata e soprattutto varia, per garantire al nascituro tutti i principi nutritivi di cui ha bisogno per svilupparsi correttamente: carboidrati, possibilmente quelli complessi come pasta e riso, grassi, di preferenza quelli insaturi come l’olio d’oliva, proteine animali e vegetali, vitamine, ferro e calcio.

Una donna normopeso in gravidanza dovrebbe aumentare l’apporto calorico giornaliero di circa 300 kcal, se è sovrappeso 200 kcal, non più di 100 kcal se è fortemente sovrappeso e non pratica attività fisica.

Adottare regole alimentari sane è utile non solo per prevenire complicazioni della gravidanza, ma anche per condizionare positivamente la funzionalità metabolica del nascituro. Studi recenti dimostrano infatti che la predisposizione a malattie metaboliche come il diabete di tipo 2, le cardiopatie, l’ipertensione e la stessa obesità sono fortemente influenzate dall’alimentazione materna durante l’attesa.

Hai il giusto peso in gravidanza?

L’indicatore oggettivo che permette di stabilire se una persona ha un peso in gravidanza nella norma, se è sottopeso, sovrappeso o obesa è l‘indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index). Si calcola moltiplicando l’altezza, in metri, per se stessa e dividendo il peso, in chilogrammi, per il risultato della moltiplicazione.

La normalità è compresa tra 18 e 25. Se il BMI è inferiore a 18, la persona risulta sottopeso. Se è compreso tra 26 e 29 è sovrappeso. Obesa se il BMI è uguale o superiore a 30.

L’aumento di peso in gravidanza massimo consentito nell’arco della gravidanza per una donna sovrappeso va dai sette ai nove chilogrammi, massimo sei chilogrammi se la futura mamma è obesa. Per le donne normopeso, l’aumento consentito va dai dieci agli undici chilogrammi. Un po’ di più per le donne sottopeso.

Prima del concepimento

L’obesità è nemica della fertilità femminile. Lo dimostrano numerosi studi: l’eccesso di peso corporeo e le alterazioni del metabolismo associate a questa condizione interferiscono con i meccanismi ormonali che controllano l’ovulazione e possono arrivare a bloccarla. Ma c’è di più. Studi recenti hanno evidenziato che l’obesità influisce negativamente sulla qualità degli ovociti, aumentando il rischio di aborto spontaneo nelle prime settimane di gravidanza. Persino le donne che fanno ricorso alla fecondazione assistita hanno minore probabilità di successo se sono sovrappeso: su di loro i farmaci per la stimolazione ovarica risultano meno efficaci.

D’altra parte, anche l’estrema magrezza riduce la probabilità di concepimento. Il tessuto adiposo ha un ruolo fondamentale nella produzione degli ormoni estrogeni. Una sua eccessiva riduzione comporta un deficit nella produzione di ormoni e di conseguenza alterazioni del ciclo ovulatorio o la sua completa interruzione. Non a caso l’amenorrea, cioè l’assenza di mestruazioni, è una delle conseguenze tipiche dell’anoressia.

Solo una condizione estrema di obesità o magrezza può ostacolare del tutto il concepimento. È auspicabile, però, che l’aspirante mamma corregga le proprie abitudini alimentari prima di intraprendere una gestazione anche in caso di moderato sottopeso o sovrappeso, per ridurre il rischio di complicazioni durante l’attesa e favorire un corretto sviluppo fetale.

L’attesa in condizioni di obesità o forte sovrappeso: i rischi

  • La preeclampsia è una patologia che esordisce dopo la 20esima settimana di attesa e si manifesta con un rialzo persistente della pressione sanguigna e proteinuria, cioè presenza significativa di proteine nelle urine. Se non viene diagnosticata e trattata tempestivamente, può comportare conseguenze anche molto gravi: distacco di placenta e, per la madre, insufficienza renale, edema polmonare, fino all’emorragia cerebrale. Il quadro patologico si risolve spontaneamente con il parto. Se però la malattia insorge quando il nascituro è ancora fortemente prematuro, si cerca di contrastare la sua progressione il più a lungo possibile con farmaci antipertensivi.
  • Il diabete gravidico consiste in un aumento anomalo della glicemia, cioè della concentrazione dello zucchero nel sangue. Se non viene diagnosticato e trattato efficacemente, comporta un aumento del rischio di malformazioni cardiache del nascituro e del rischio di mortalità perinatale. L’ormone che controlla la concentrazione ematica dello zucchero è l’insulina. In gravidanza, gli ormoni prodotti dalla placenta contrastano in parte l’azione dell’insulina, determinando un aumento fisiologico del livello di zucchero nel sangue, per garantire un apporto adeguato al feto. Se l’equilibrio si rompe e gli ormoni della placenta prevalgono sull’insulina, insorge il diabete gravidico. L’obesità provoca resistenza all’insulina. Ecco perché le donne che affrontano una gravidanza in forte sovrappeso sono a rischio di diabete gravidico.
  • Obesità e sovrappeso durante l’attesa aumentano poi il rischio di macrosomia, cioè di una crescita anomala del nascituro, che può comportare complicazioni al momento del parto e spesso rende necessario il cesareo. Mal di schiena, difficoltà di deambulazione e insufficienza venosa agli arti inferiori sono altri disturbi tipici delle future mamme con problemi di sovrappeso.

L’attesa in condizioni di eccessiva magrezza: i rischi

  • Se è dovuta a un’alimentazione inadeguata, per motivi economici oppure perché la donna si sottopone a restrizioni dietetiche drastiche nel timore di perdere la linea, e questo regime alimentare inadeguato viene mantenuto in gravidanza, ne può conseguire iposviluppo fetale.
  • C’è poi un’altra possibilità: che la futura mamma sia sottopeso a causa di una malattia da malassorbimento intestinale non diagnosticata, come la celiachia. In questo caso, in gravidanza possono insorgere pericolose carenze di ferro, calcio e folati, con un aumento del rischio di malformazioni del tubo neurale, anemia gravidica e deficit dello sviluppo osseo del nascituro.

È importante, dunque, che l’aspirante mamma fortemente sovrappeso o sottopeso si sottoponga a un check up prima di intraprendere la gestazione e venga poi seguita con particolare attenzione durante l’attesa. Ancor più delle condizioni di partenza, ciò che conta è lo stile di vita adottato nell’attesa. Se la donna modifica le sue abitudini alimentari scorrette, con l’aiuto di un dietista, e si mantiene fisicamente attiva, può affrontare serenamente la gravidanza.

Commenti