In gravidanza pesce sì, purché sia azzurro
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Pesce sì, purché sia azzurro

Il pesce è un prezioso alleato della salute della futura mamma e del bebè che nascerà. Ma per sfruttare al meglio le sue potenzialità, è importante osservare alcune indicazioni riguardanti le specie da consumare e le dosi settimanali

Pesce sì, purché sia azzurro

Il pesce in gravidanza è un prezioso alleato della salute della futura mamma e del bebè che nascerà. Ma per sfruttare al meglio le potenzialità di questo alimento, è importante osservare alcune indicazioni riguardanti le specie da consumare e le dosi settimanali. Studi e ricerche hanno infatti individuato nel pesce azzurro la scelta di gran lunga preferibile nei nove mesi dell’attesa.

Una riserva di acidi grassi, ferro e proteine

Il pesce è un alimento importante nella dieta della futura mamma, poiché è ricco di acidi grassi Omega 3, ferro e proteine pregiate. “Gli acidi grassi Omega 3 sono essenziali per la costruzione dei tessuti del feto”, spiega Giorgio Donegani, nutrizionista, “e sono utili anche per il benessere della futura mamma, poiché sono associati a una minore incidenza di complicanze quali ipertensione gestazionale, gestosi, parto pretermine e, dopo la nascita, depressione post parto”. Queste caratteristiche, unite all’elevata digeribilità, rendono il pesce un alimento ideale da portare in tavola nei nove mesi.
E in generale, prima e dopo la nascita, gli acidi grassi essenziali devono far parte della dieta di genitori e bambini, proprio come le vitamine, poiché sono fondamentali per la nostra salute.

Non tutti i pesci però sono ugualmente indicati in gravidanza e ci sono dei limiti da osservare con attenzione per quanto riguarda il consumo settimanale e mensile. “L’indicazione è di privilegiare il pesce azzurro”, spiega l’esperto, “ovvero quei pesci di piccole dimensioni, quali alici, acciughe, sardine, sgombri, che sono particolarmente ricchi di acidi grassi Omega 3 e presentano un minor rischio di contaminazione”.

Il problema dei contaminanti ambientali

Il suggerimento di preferire il pesce azzurro, rispetto a quello bianco, e di non eccedere con il consumo è legato al problema dei contaminanti ambientali che possono essere presenti soprattutto nei pesci di grandi dimensioni. “Nelle carni di alcuni pesci si trovano sostanze tossiche (come i PCB), diossina e metilmercurio”, spiega Giorgio Donegani. “La caratteristica di questi contaminanti è che hanno tempi di smaltimento molto lunghi (riferendosi all’organismo umano si parla di sette anni per la diossina), per cui si verifica un rischio di accumulo. I contaminanti possono raggiungere il bebè nel pancione attraverso la placenta e interferire con il suo benessere, poiché l’effetto nocivo di qualunque sostanza tossica è più intenso se riguarda un organismo minuscolo e in formazione come quello del feto”.

Di recente, una ricerca condotta dall’Università di Creta ha associato un consumo troppo frequente di pesce con una crescita anomala (molto rapida) nei primi mesi di vita del bebè e un aumento del rischio di sovrappeso nei primi anni dell’infanzia. Uno studio precedente aveva rilevato un maggior rischio di tiroidite per le future mamme con una dieta troppo ricca di pesce di grosse dimensioni, come il pesce spada. “Questo aumento di rischio potrebbe in effetti spiegarsi con la presenza di contaminanti nel pesce consumato in gravidanza”, considera Donegani.

Come fare allora per non perdere i benefici di questo alimento, che comunque è necessario per un corretto sviluppo del feto, senza correre il rischio di “effetti collaterali” indesiderati?

Il pesce azzurro: una scelta sicura
“In realtà, il rischio di assumere troppi contaminanti ambientali è abbastanza remoto, perché il pesce che arriva sulla nostra tavola è sottoposto a controlli severi”, considera Giorgio Donegani, “ma in gravidanza è indispensabile essere prudenti, per cui il suggerimento è di privilegiare pesci di piccole dimensioni che contengono mediamente meno contaminanti avendo una vita più breve (quindi c’è meno tempo a disposizione per un eventuale accumulo di sostanze nocive) e non si nutrono di altri pesci che potrebbero essere a loro volta contaminati”.

Un altro suggerimento è quello di acquistare pesce italiano, una soluzione eco-sostenibile (dato che si riduce l’inquinamento legato al trasporto) e sicura, in quanto nelle acque del Mar Mediterraneo, più calde rispetto all’oceano e ai mari del Nord, è favorita l’evaporazione della diossina. Per le famiglie che non sono solite consumare questo tipo di pesce potrà essere una piacevole scoperta, una bella occasione per conoscere e apprezzare sapori diversi e cimentarsi con nuove ricette.

Arricchire il patrimonio di piatti e ricette familiari è utile anche in vista del “dopo”, per garantire al proprio bimbo una dieta varia ed equilibrata. I vantaggi del pesce azzurro, infatti, riguardano anche gli anni dell’infanzia, quando un giusto apporto di grassi Omega 3 non può che favorire uno sviluppo equilibrato e una crescita sana.

Pesce azzurro, dunque. Ma se la futura mamma è solita consumare tonno in scatola, anche solo per un discorso di comodità e rapidità della preparazione, dovrà rinunciare del tutto a questo piatto? “No, potrà continuare a concedersi una porzione di tonno alla settimana”, rassicura l’esperto.

Una soglia di sicurezza da rispettare

Premesso che il pesce azzurro, da acquistare fresco, controllando che la provenienza sia italiana (l’indicazione della provenienza è obbligatoria per legge), è la scelta preferibile, nei nove mesi è indispensabile rispettare anche la soglia di sicurezza relativa alle “dosi” da consumare. L’indicazione fornita dall’Istituto Superiore di Sanità, in accordo con l’Authority Europea per la Sicurezza alimentare, per risolvere il problema dei contaminanti ambientali, è quella di non assumere più di 340 grammi di pesce alla settimana, ovvero 2-3 porzioni in sette giorni. “Rispettando questo limite, si annullano i possibili svantaggi e si sfruttano i benefici effetti legati al consumo di pesce”, conclude Donegani. A tutto vantaggio della salute del piccolo che cresce nel pancione e dell’umore della mamma, visto che gli Omega 3 rappresentano anche un valido antidoto contro la stanchezza psicologica e lo stress.

Giorgia Cozza

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