I movimenti fetali possono predire il carattere del bambino?
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Movimenti fetali: possono predire il carattere del bambino?

Alcuni sono più agitati e si fanno sentire con calcetti e pugni. Altri sono più tranquilli. Sarà così anche quando saranno nati?

Movimenti fetali: possono predire il carattere del bambino?

In genere, le donne che aspettano il primo figlio incominciano a percepirne i movimenti intorno alla 22esima – 23esima settimana. Quelle al secondo (e oltre), invece, li sentono già verso la 21esima – 22esima. Qualche nascituro si fa vivo spesso con calcetti, pugni e capriole. Qualcun altro se ne sta pacifico in un angolo e dà solo rari segnali della sua presenza. Ma i movimenti fetali possono essere predittivi del suo carattere dopo la nascita?

“C’è sicuramente una continuità tra il temperamento del feto nel grembo materno e quello del bambino fuori dal pancione, ma va vista in una logica di variabilità: ogni individuo, infatti, cambia in base al contesto in cui si trova”, spiega Gino Soldera, psicologo, presidente dell’Anpep, Associazione nazionale di psicologia e di educazione prenatale, e autore del libro Mamme e papà. L’attesa di un bambino (Edizione Città Nuova, aprile 2014). “È ormai noto, infatti, che l’ambiente, insieme all’eredità genetica, gioca un ruolo chiave nella formazione dell’essere umano. A questi due elementi io ne aggiungo un terzo: l’individualità, una specificità propria del bambino che ha origine al momento del concepimento. Se la futura mamma è ‘in ascolto’, la può avvertire già durante l’attesa”, dice lo psicologo. “Questa continuità di temperamento prima e dopo la nascita è stata riscontrata anche nel corso di osservazioni ecografiche: si è visto, ad esempio, che un bambino ‘vorace’ nel grembo materno (cioè che ingurgita parecchio liquido amniotico e muove molto la lingua) di solito mantiene questa attitudine anche dopo il parto”.

Durante la vita prenatale, quindi, bisogni e tendenze del bambino sono già presenti: “Da un lato risentono del carattere e degli stati d’animo materni e dall’altra li influenzano, come possono testimoniare tante donne che durante la gravidanza si sentono cambiare”, spiega Gino Soldera.

Mamma e bambino, quindi, si influenzano reciprocamente. Ciò accade anche perché nel liquido amniotico in cui è immerso il feto confluiscono sostanze (ormoni) prodotte dall’organismo materno la cui concentrazione dipende proprio dal vissuto e dalle emozioni della donna: e queste condizionano inevitabilmente lo stato psicofisico del nascituro.

In che modo gli ormoni e il vissuto materno influenzano i movimenti fetali?

“I movimenti del feto dipendono soprattutto dai cosiddetti ormoni dello stress (adrenalina, cortisolo e acth) prodotti dal surrene della madre. Le oscillazioni della concentrazione di cortisolo, ad esempio (ma anche di adrenalina e acth), sono correlate ai ritmi circadiani sonno-veglia della donna: regolano quindi l’alternanza delle fasi di attività e riposo influenzando anche ‘i cicli’ del feto”, dice Leonardo Caforio, Responsabile di Medicina e Terapia Fetale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “La loro produzione è poi legata a ciò che la mamma vive. Il livello di adrenalina, ad esempio, aumenta in situazioni stressanti dal punto di vista fisico o quando ci si trova superare una prova impegnativa o un esame”.

Come reagisce il feto?

“Adrenalina, cortisolo e acth hanno un’azione inibente sul feto. Questi si muove di meno quando il livello degli ormoni è elevato e di più quando la produzione è ridotta”, dice Leonardo Caforio. “Nell’arco delle 24 ore, quindi, è più facile percepirlo nelle ore serali e notturne. Ed è quanto, in genere, riferiscono le mamme”. Non appena la futura mamma si rilassa, quindi, il bambino incomincia a fare le capriole? “Esattamente! È vero che quando la donna è in uno stato di relax, percepisce maggiormente il piccolo anche perché è meno distratta da altre attività e più concentrata su di lui, però una ragione fisiologica e ormonale c’è”, dice l’esperto.

Contare i movimenti del feto è un modo per assicurarsi che sia in salute?

“Sebbene sia un po’ ‘grossolana’ come modalità di monitoraggio, ha una sua validità”, dice Leonardo Caforio. “Talvolta si invitano le donne a contare i momenti del feto, che dovrebbero essere salmeno dieci nell’arco della giornata (nelle 12 ore del giorno). Se non si raggiungono, è il caso quantomeno di fare un controllo”, dice l’esperto. “Si tratta, comunque, di uno strumento aggiuntivo che va ad affiancarne altri più scientifici e obiettivi”.

Quando i primi movimenti fetaliLEGGI

Che cosa bisogna fare se non si percepisce a lungo il bambino?

“Si può provare a stimolarlo, ma sarebbe meglio che si muovesse spontaneamente, senza essere indotto a farlo. Per vedere se c’è una reazione, comunque, ci si può sdraiare in una posizione comoda e iniziare a massaggiare la pancia facendo piccole pressioni sull’addome.

In passato, durante le indagini, si utilizzavano delle stimolazioni vibro-acustiche: si posizionava una fonte acustica vicino alla pancia della mamma e la si faceva risuonare. La vibrazione veniva trasmessa al feto attraverso il liquido amniotico inducendo una risposta.

Per capire se il feto sta bene, però, è importante percepire i suoi movimenti in condizioni di vita normale. Se non lo si sente per tutta la giornata è meglio avvisare il ginecologo o andare in pronto soccorso ed eseguire un monitoraggio. Quello di contare i movimenti è, comunque, un consiglio che viene dato, in particolare, alle donne con una gravidanza a rischio nelle ultime fasi della gestazione, quando non è indicato un ricovero ospedaliero. Non a quelle con gravidanze fisiologiche”, dice l’esperto.

Ci sono altri fattori che possono influenzare i movimenti del feto?

“L’alimentazione materna può avere un ruolo, in particolare i rapidi aumenti della glicemia post prandiale (valore che indica quanto glucosio è presente nel sangue dopo un pasto). Pietanze a base di carboidrati e zuccheri “semplici” possono indurre i movimenti del feto”, dice l’esperto. “Non è raro, così, che le future mamme si vedano offrire una caramella o un cioccolatino durante l’ecografia: è ‘un trucco’ per ‘convincere’ il bambino a muoversi e a farsi osservare bene in tutte le sue parti”.

 

Michela Crippa

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