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05 novembre 2018

Movimenti del feto nel pancione: le 10 domande più comuni

Movimenti del feto nel pancione: le 10 domande più comuni

Movimenti del feto: tutto quello che avresti sempre voluto sapere! Abbiamo riassunto in 10 punti chiave tutte le domande sui movimenti del feto nel pancione.

In quale periodo il bimbo comincia a muoversi?

Già alla fine del terzo mese il nascituro si muove e guizza come un pesciolino. I suoi spostamenti coinvolgono infatti tutto il corpo, ma lui è ancora troppo piccolo perché la mamma riesca ad avvertirlo. A mano a mano che i muscoli e il sistema nervoso ma turano, le movenze diventano sempre più attive e coordinate. Dall’11a alla 14a settimana il bimbo comincia a corrugare la fronte, a muovere le labbra e la testa, tutti movimenti che caratterizzano il riflesso di suzione.

Come evolvono le sue capacità nei 9 mesi?

Verso la 18a settimana, le sue attività diventano più complesse: riesce ad atteggiare il viso a diverse espressioni, a succhiarsi le dita, ad afferrare il cordone ombelicale. Dalla 19a settimana diventa un piccolo ginnasta: è in grado di spingersi con i piedi contro la parete uterina e a poco a poco si specializzerà anche nel ruotare la testa e nell’inarcare la schiena, capacità che gli saranno utili, al momento del travaglio, per la discesa nel canale del parto.

Quando la mamma può cominciare a sentirlo?

Se si tratta del primo figlio, in genere la donna avverte qualcosa per la prima volta in un momento qualsiasi tra la 16a e la 18a. Poi c’è chi lo sente prima, chi dopo. Dipende da diversi fattori: dallo stile di vita e dal ritmo delle giornate, se sono frenetiche o con momenti per rilassarsi; dall’abilità nell’ascoltare il proprio corpo e nel coglierne i segnali; dalla posizione della placenta perché, se è anteriore, può rendere più difficoltosa la percezione. Di solito, nella seconda gravidanza i movimenti vengono avvertiti prima, perché la futura mamma sa già di che cosa si tratta ed è più pronta a individuarli.

Come si riconoscono i movimenti?

È una percezione estremamente soggettiva: qualcuna l’ha paragonata a uno sfarfallio, uno sbatter d’ali, altre a un battito di cuore. Certe mamme raccontano di essersene rese conto solo in un secondo tempo, mentre all’inizio pensavano semplicemente che si trattasse di movimenti intestinali.

Una volta avvertito il bimbo, lo si sentirà tutti i giorni?

All’inizio il movimento si percepisce in modo saltuario e inaspettato, non necessariamente tutti i giorni.
Dopo la 20a settimana, invece, comincia a diventare una manifestazione abituale. Nella maggior parte dei casi si avverte più facilmente la sera, magari quando si è sdraiate sul divano, oppure la notte o la mattina prima di alzarsi: nei momenti, cioè, in cui si è più rilassate e distese.

Che informazioni possono darci i calcetti del piccolo?

Pugni, calcetti, stiramenti sono innanzitutto un segno di vitalità e di benessere. Ci dicono che il bimbo è attivo, che si fa sentire e che risponde agli stimoli: può capitare di ricevere un calcetto di protesta di fronte a un rumore improvviso che lo ha disturbato, come l’accensione di un frullatore, oppure un pugnetto come invito a cambiare una posizione, ad esempio seduta sul divano, se risulta scomoda al piccolo.
Sicuramente è anche un modo di comunicare che consente a mamma e bambino di entrare in sintonia. Ci sono donne che raccontano di venire svegliate dal loro bimbo quotidianamente, e sempre alla stessa ora… Molte riescono persino a ‘giocare’ con il loro bambino, inventando gesti semplici, come un tamburellare leggero con le dita sul pancione, cui il bebè prontamente risponde con un determinato spostamento.
Insomma: il movimento è benessere, comunicazione, ma è anche emozione.

Dal modo in cui si muove si può già intuire il carattere del bebè?

Sicuramente sì. Attraverso i suoi spostamenti, la donna può senz’altro dedurre informazioni anche sul temperamento del bambino: c’è chi è più vivace, chi è più tranquillo. Lo sanno bene alcune mamme di gemelli, che riescono a distinguere modalità di movimento diverse a seconda del piccolo, e quindi a individuare ciascuno ancora prima della nascita.

È vero che durante il nono mese il piccolo si sposta meno perché ha minore spazio a disposizione?

In realtà, non è che si muova meno. Lo spazio più ristretto lo costringe, però, a movimenti meno ampi, meno importanti: si limita a piegare e a stendere gli arti, a inarcare la schiena, a girare la testina. Non riesce più a ruotare su se stesso, come faceva prima, anche se ci sono le eccezioni, come i bambini che il giorno prima del parto fanno la capriola e da podalici che erano… mettono la testina in giù!

Un “movimento” particolare è dato dal singhiozzo. Come lo si riconosce e perché accade?

Il singhiozzo è caratterizzato da un movimento ritmico, sussultorio, che può durare anche un minuto o più. Succede quando il bambino beve qualche sorso di liquido amniotico.

Bisogna contare i movimenti?

Contare i movimenti del feto, almeno 10 nell’arco di una giornata, è una procedura che oggi non si usa più perché tende a generare ansia nella futura mamma. Se ci si vuole concentrare sul piccolo e sul suo benessere, le ostetriche suggeriscono piuttosto di farlo per periodi di tempo più brevi (venti, trenta minuti), magari anche in momenti diversi della stessa giornata: ci si mette comode, sul divano o sul letto, con i piedi alzati all’altezza del bacino e a vescica vuota. Si appoggiano le mani sul pancione e si ascolta, senza attenersi, però, a un conteggio rigoroso. La cosa importante, del resto, è che il piccolo mantenga più o meno uguali nel tempo quelle che sono le “sue” modalità di movimento – come già detto, c’è chi è più vivace, chi è più pigro – che la mamma, ormai, avrà imparato a conoscere.

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