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Maria Anna, diventare mamma con l’epilessia

La patologia non l'ha fermata. Ma ha dovuto superare qualche comprensibile timore. In suo aiuto, medici attenti e scrupolosi e un compagno sempre presente

Maria Anna, diventare mamma con l'epilessia

Maria Anna Belfiore, 30 anni, ha dovuto superare molte paure per coronare il sogno di diventare mamma. Ma ora che ha il suo Mirko tra le braccia è pronta a incoraggiare altre donne che, come lei, soffrono di epilessia. Il sostegno del suo fidanzato, l’assistenza di medici competenti e il forte desiderio di maternità l’hanno sostenuta durante la gravidanza. Fino al primo incontro con il suo bellissimo bimbo, che oggi ha 20 mesi.

Maria Anna, coraggio da vendere

Era poco più di una bambina. Aveva solo 14 anni, Maria Anna, quando questa patologia si è manifestata con una prima crisi, in modo del tutto imprevisto e inaspettato. “Allora abitavo a Torino. Sono stata presa in cura da due dottoresse che hanno fatto diversi tentativi, fino a individuare il farmaco e il dosaggio giusti per garantirmi una stabilità”, racconta Maria Anna. “Evitando così che si presentassero nuove crisi”. È stato allora che, spiegando alla donna e alla sua famiglia quali accorgimenti sarebbero stati necessari per tutelare il suo benessere, le dottoresse hanno accennato anche a una futura gravidanza. “Hanno sottolineato che, il giorno in cui avessi desiderato diventare madre, l’attesa avrebbe dovuto essere programmata. Perché non tutti i farmaci per l’epilessia sono compatibili con l’arrivo di un bimbo”, ricorda Maria Anna.

Trasloco per amore

Gli anni sono trascorsi senza nuove crisi. Maria Anna è diventata una giovane donna, ha trovato l’amore e ha deciso di trasferirsi a Bologna per vivere insieme a Francesco, il suo fidanzato. “Quando l’ho detto alle dottoresse che erano state il mio punto di riferimento per tanti anni, mi hanno rassicurato. Garantendomi che a Bologna sarei stata seguita molto bene”. E così è stato. Barbara Mostacci, neurologa che fa parte della Lice (Lega italiana contro l’epilessia), ha accompagnato Maria Anna nel percorso verso la maternità con professionalità, ma anche con grande umanità. “Mi sono rivolta a lei per sapere se avrei potuto cercare una gravidanza. E la risposta è stata positiva, perché fortunatamente il farmaco che stavo assumendo era compatibile con l’attesa”, racconta Maria Anna. “L’unico problema era l’esistenza di un rischio – molto ridotto – che il bimbo potesse nascere con labiopalatoschisi. Malformazione più nota come labbro leporino, che oggi si può risolvere con un intervento chirurgico senza conseguenze per la salute del bambino”.

Il desiderio vince la paura

L’esistenza di quel margine di rischio, seppur minimo, non ha mancato di preoccupare Maria Anna. “Però ho deciso di non arrendermi. Il desiderio di un figlio ha vinto tutte le paure”, sottolinea. Maria Anna e Francesco si sentono pronti. E ben presto una nuova minuscola vita arriva. “Nel primo trimestre sono stata bene. Ho sofferto di alcuni disturbi classici, come le nausee e la stanchezza. Ma sostanzialmente non ci sono stati problemi”, ricorda. Poi, dopo tanti anni senza crisi, ecco presentarsi un nuovo episodio proprio durante l’attesa di Mirko, al quarto mese di gravidanza. “Ero a casa, con Francesco. Per fortuna eravamo vicini. Mi ha preso al volo, così non ho urtato la testa o la pancia. Ma ci sono rimasta malissimo. Anche perché – pur sapendo che dall’epilessia non si guarisce – dopo 11 anni senza crisi avevo la speranza che non succedesse più. Soprattutto, ero spaventata. Avevo il terrore che l’evento potesse aver provocato problemi al mio bambino”.

Signora, vuole sapere il sesso?

Francesco e Maria Anna si recano subito al pronto soccorso, dove vengono effettuati tutti i controlli necessari. Un’ecografia conferma che il loro bimbo sta bene. Scaccia ogni timore. Non solo: è in grado di rivelare anche il sesso del piccolino che sta crescendo nel pancione. “Non lo avevo previsto. Pensavo che lo avrei scoperto in occasione dell’ecografia morfologica”, ricorda Maria Anna. “Quando il medico mi ha proposto di conoscerlo, sono rimasta un po’ spiazzata. Ma ho detto di sì. E così ho scoperto che eravamo in attesa di un maschietto“. Maria Anna viene ricoverata, trascorre la notte e il giorno successivo in ospedale. La sua dottoressa modifica il dosaggio del farmaco, per scongiurare il rischio di altre crisi. Dosaggio che poi continuerà a essere monitorato a cadenza mensile, con esami del sangue ad hoc.

La morfologica rasserena

La gravidanza prosegue senza ulteriori incidenti. Resta però la preoccupazione per quel piccolo rischio di malformazioni. Ma ancora una volta è un esame ecografico ad annunciare che tutto sta procedendo per il meglio. “In occasione della morfologica i medici hanno escluso la presenza di labiopalatoschisi”, racconta Maria Anna. “Il sollievo è stato grande. Ero davvero felice”. Con la serenità, cresce la voglia di conoscere il suo piccino. Ma è solo questione di tempo, ormai.

L’ora del parto

Con l’avvicinarsi del termine della gravidanza è il momento di pensare al parto. “Io ne desideravo uno naturale. E, pur temendo il dolore, non volevo l’anestesia epidurale”, spiega Maria Anna. “I medici però, per chi soffre di epilessia, suggeriscono la partoanalgesia. Per non correre il rischio che sforzi molto intensi e prolungati possano innescare una crisi proprio durante il travaglio. Così, quando le contrazioni sono entrate nel vivo e la dilatazione ha raggiunto i 4 centimetri, ho accettato l’epidurale. Che ha alleviato i dolori di un travaglio piuttosto lungo”.

Un faccino arrabbiato. E commovente

Finalmente ci siamo. Maria Anna, con Francesco sempre al suo fianco, è arrivata alla fase espulsiva. Quando un’ultima spinta accompagna Mirko nel mondo, la prima cosa che la mamma vede di lui è la schiena. “Una piccola schiena bellissima”, commenta. “Poi ho visto il suo faccino. Aveva un’espressione decisamente arrabbiata, con le sopracciglia corrugate. Sono scoppiata in lacrime. Ho provato una gioia così immensa che davvero non si può descrivere a parole… La natura è incredibile. Un corpo, una vita che genera un’altra vita…”. Appoggiato sul petto della sua mamma, Mirko ritrova le sensazioni di benessere sperimentate nei 9 mesi della sua vita prenatale. I neogenitori vengono lasciati tranquilli con il loro bebè, per fare conoscenza e trascorrere quei primi fondamentali momenti senza interferenze esterne. La vicinanza con la mamma proseguirà poi nei giorni successivi, grazie al rooming in, 24 ore su 24. Che permetterà a Maria Anna di non separarsi mai dal suo piccino.

Allattamento ed epilessia? No problem

È ancora diffusa la credenza che una mamma con epilessia non possa nutrire al seno il suo bambino. In realtà non è così. E sono davvero limitate le situazioni in cui l’allattamento è controindicato. “Nel nostro caso, il mio farmaco era compatibile con le poppate“, ricorda Maria Anna. “L’unico rischio – anche qui, molto basso – era che il bimbo, a causa della pur minima quantità di principio attivo ricevuto tramite il mio latte, potesse risultare un po’ meno vivace. Bene: noi non abbiamo avuto questo problema. Sin da piccolissimo Mirko si è rivelato un vero terremoto!”.

Un anno di poppate

“Solo in un’occasione mi sono spaventata molto”, racconta Maria Anna. “Lui aveva un paio di mesi e lo stavo allattando quando ho notato dei tremori. Per un attimo ho temuto che anche lui potesse essere malato. In realtà, l’epilessia non è una malattia ereditaria, lo so bene. Ma in quel momento la paura ha preso il sopravvento sulla razionalità. Ho chiamato la dottoressa Mostacci, che ha accolto i miei timori con grande umanità e mi ha detto di inviarle un video per farsi un’idea della situazione. Poi, dopo la visione, mi ha rassicurata: erano normalissimi tremiti. Potevo stare tranquilla”. Le poppate hanno accompagnato Maria Anna e Mirko fino al primo compleanno, quando l’avventura dell’allattamento si è conclusa.

Sostegno e coraggio

Quella di Maria Anna è un’esperienza positiva, che può incoraggiare anche altre donne che soffrono di epilessia e desiderano un figlio. “Le paure ci sono, è normale”, sostiene, “ma non ci possono fermare. Una volta vinti i timori iniziali, ho vissuto l’esperienza più bella di tutta la mia vita. Importante è avere accanto un compagno che ci comprende, pronto a incoraggiarci e darci forza. E poter contare sull’assistenza di un bravo medico, con cui si è instaurato un rapporto di fiducia. Noi siamo stati fortunati, Mirko era sano. Ma anche se fosse nato con una malformazione avremmo affrontato la situazione un passo alla volta, insieme”.

Giorgia Cozza

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