Malattie infettive in gravidanza, cosa fare?
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Malattie infettive in gravidanza, come proteggersi?

Quando si aspetta un bebè e si ha già un bambino che frequenta l'asilo, può succedere di entrare in contatto con virus e batteri di patologie infettive. Ecco come comportarsi per evitare un possibile contagio

Malattie infettive in gravidanza, come proteggersi?

Può capitare, soprattutto se il bimbo atteso è il secondo figlio, che la futura mamma entri in contatto con virus e batteri responsabili delle malattie infettive più comuni negli anni dell’infanzia. Quinta malattia, sesta malattia, varicella… patologie che non comportano seri rischi per la salute del bambino, ma che possono interferire anche seriamente con il benessere del bebè che sta crescendo nel pancione.

Prevenire è possibile?

Come regolarsi per evitare il contagio, soprattutto quando si è già mamme e il proprio bimbo, frequentando l’asilo nido o la scuola dell’infanzia, può “portare a casa” virus e batteri? “Prima di tutto dobbiamo sottolineare che la gravidanza è una condizione fisiologica da vivere con serena responsabilità senza eccessive ansie e timori”, dice Cinzia Auriti, pediatra neonatologa della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Una futura mamma che contrae un’infezione virale non sempre la trasmette al feto. È importante, però, nel momento in cui dall’asilo dovesse arrivare la comunicazione di una malattia in corso, mettere in pratica alcuni semplici accorgimenti per limitare il rischio di contagio, ad esempio non assaggiare la pappa del bambino, non usare le sue posate, non bere dal suo bicchiere, lavare accuratamente le mani dopo averlo aiutato a soffiare il naso e indossare dei guanti usa e getta per cambiargli il pannolino”.

Diverso è il discorso per morbillo e varicella. “L’arma per proteggersi da queste malattie sono i vaccini”, sottolinea l’esperta. “il suggerimento per tutte le donne che desiderano un figlio è quindi quello di eseguire un esame del sangue per verificare se sono ‘coperte’, perché hanno già contratto queste patologie nell’infanzia o perché sono state vaccinate e se necessario sottoporsi alle vaccinazioni sei mesi prima di iniziare la gravidanza”.

VaricellaCome proteggersi

E se il primogenito si ammala?

Se il primogenito mostra i sintomi di una malattia infettiva, la futura mamma dovrà subito contattare il proprio ginecologo per comunicargli la situazione. “A seconda della patologia e dell’epoca di gravidanza il medico prescriverà gli accertamenti necessari per monitorare la situazione e, se necessario, intervenire tempestivamente per proteggere la salute del nascituro”, spiega Cinzia Auriti.
Vediamo ora insieme quali infezioni sono pericolose per la futura mamma e come prevenire e/o gestire la situazione in caso di contagio.

Gli esami in gravidanzaLeggi

La quinta malattia o megaloeritema infettivo

Febbre, eritema o arrossamenti della cute. Ecco i segnali di una malattia esantematica in corso. “Il megaloeritema infettivo, noto come quinta malattia, è causato dal parvovirus B19, e si manifesta con un intenso rossore sulle guance, come se il bimbo fosse accaldato o avesse preso il sole”, spiega Cinzia Auriti, pediatra neonatologa della Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Diagnosticare questa malattia, che si trasmette tramite le vie aeree e le secrezioni naso-faringee, non è immediato, perché nel bambino il disturbo ha un decorso benigno, spesso si manifesta senza episodi febbrili conclamati e l’eritema non è marcato, come accade per la maggior parte delle altre malattie esantematiche. Il megaloeritema non è molto contagioso, ma se la futura mamma contrae il parvovirus che ne è responsabile, soprattutto nella prima metà della gravidanza, c’è il rischio che nel 2-6% dei casi il feto possa andare incontro a una forma di anemia molto seria (questo virus si replica, infatti, nei globuli rossi), che provoca scompenso cardiaco e idrope fetale, ovvero un edema dovuto a un accumulo di liquidi al di fuori del sistema circolatorio, nella cavità addominale e pleurica, rilevabile ecograficamente”.

La sesta malattia o esantema critico

Fra le malattie che i bambini dell’asilo nido contraggono frequentemente entro l’anno di vita c’è l’esantema critico o sesta malattia. “Causato da un virus che fa parte degli Herpes di gruppo 6, l’esantema critico si manifesta con febbre elevata (38,5-39,5°), spesso resistente ai farmaci antifebbrili e con un esantema che compare quando il rialzo febbrile si risolve”, spiega Auriti. “Se contratto in gravidanza, è possibile che il virus raggiunga il feto e si manifesti nel neonato dopo la nascita causando, febbre alta (di cui non è immediato individuare la causa) che rende necessario un ricovero in ospedale, ma si risolve in genere senza conseguenze per la salute del bambino”.

Fortunatamente, il rischio che una donna contragga per la prima volta un’infezione da virus Herpes 6 in gravidanza è molto basso, perché nel 90% dei casi ci si ammala durante l’infanzia e si è quindi immuni. Una situazione che si può verificare con maggior frequenza, data la caratteristica di questi virus di rimanere ‘ospiti latenti’ nell’organismo (cioè di convivere con l’ospite dopo l’infezione acuta), è quella che vede il virus già presente nell’organismo materno ‘riattivarsi’ e venire trasmesso al neonato, senza ‘responsabilità’ specifiche del fratellino maggiore ammalato.

La malattia “mani-piedi-bocca”

Un’altra malattia comune tra i bambini che frequentano l’asilo o le prime classi della scuola primaria è quella chiamata “mani-piedi-bocca”, causata da un ampio gruppo di virus del genere Enterovirus-non polio. “I sintomi iniziali sono malessere, febbre anche elevata, e un esantema caratteristico, costituito da macule e vescicole localizzate prevalentemente in bocca, sulla faringe, sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi, che la rende facilmente riconoscibile”, spiega l’esperta. “Il virus può essere trasmesso attraverso la saliva e il muco nasale, l’essudato delle vescicole e le feci. Se contratti in gravidanza gli Enterovirus possono provocare alla mamma una malattia con sintomi lievi, febbricola, malessere e diarrea. Quando il contagio avviene nelle ultime fasi della gestazione il neonato può ammalarsi precocemente dopo la nascita, manifestando sintomi che variano moltissimo per gravità, fino alla presenza di febbre elevata, che rende necessario un ricovero ospedaliero. Se il bimbo è nato a termine, la situazione si risolve in genere senza conseguenze per la salute, i rischi sono maggiori se il neonato è prematuro”.

Scarlattina, occhio alla febbre

Ecco una malattia di origine batterica che può presentarsi più di una volta negli anni dell’infanzia e si riconosce per i sintomi caratteristici, ovvero la “lingua a fragola” (coperta di una patina bianca e cosparsa di puntini rossi), il mal di gola, l’esantema, la febbre alta. “Se contratta nei nove mesi la scarlattina non mette a rischio direttamente la salute del nascituro, ma il rialzo febbrile dovuto all’infezione può causare un parto pretermine”, dice Cinzia Auriti. “Per questo se il primogenito si ammala è opportuno che mamma e figlio eseguano un tampone faringeo. Se l’esito del test mostra la presenza dello stesso ceppo di streptococco, per prudenza alla futura mamma potrà essere prescritto un antibiotico compatibile con la gravidanza per risolvere rapidamente la situazione e prevenire eventuali complicazioni”.

Il morbillo e la varicella

“In Italia si sta verificando un incremento dei casi di morbillo tra gli adulti e il fenomeno interessa quindi anche le future mamme che sono recettive”, spiega Cinzia Auriti. “Se contratto in gravidanza, il morbillo non è associato a malformazioni del feto, ma può complicarsi in polmonite, causando un disagio importante alla futura mamma e aumentando il rischio di un parto pretermine. Se la malattia si manifesta in prossimità del parto, c’è il rischio che il piccolo si ammali. Il morbillo del neonato è una condizione molto seria che richiede l’ospedalizzazione del piccolo e può mettere a rischio la vita stessa del bambino. Per questo è importante cercare di prevenirlo, procedendo con un’infusione di immunoglobuline per via endovenosa entro sei giorni dal contagio se la futura mamma si è ammalata, ma anche nel caso in cui abbia avuto contatti con una persona malata”.

Anche la varicella, se trasmessa al bimbo che cresce nel pancione, può avere conseguenze importanti per la sua salute. “Il rischio è maggiore se la futura mamma si ammala tra la 13a e la 20a settimana di gestazione”, considera Cinzia Auriti. “In due casi su mille possono verificarsi delle complicanze, quali deformità degli arti (uno o più arti più corti), malformazioni oculari, ritardo mentale, vesciche e cicatrici sulla cute. Se contratta in prossimità del parto (tra 5-6 giorni prima e 2 giorni dopo la nascita) c’è il rischio significativo (si parla di 8 casi su 100) che il bimbo si ammali di varicella neonatale. In questo caso si procede con una terapia antivirale per via endovenosa, ma come per il morbillo il buon esito della cura non è certo”.

 

Giorgia Cozza

Commenti