Incinta? Incinta! | Dolce Attesa
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Incinta? Incinta!

Incinta? Incinta!

Con l’avvio della gravidanza, l’organismo della futura mamma viene investito dai sintomi della gravidanza! Spesso i suoi effetti sono evidenti fin dalle prime settimane di attesa: gonfiore al seno e all’addome, stanchezza e sonnolenza, prime nausee mattutine, aumento della frequenza dello stimolo urinario. C’è chi percepisce questi sintomi in modo chiaro ed è certa di aspettare un bimbo ancor prima di fare il test e  chi, invece, non avverte alcun cambiamento fisico nel primo periodo dell’attesa. Nulla di strano: sono sintomi della gravidanza che si manifestano con differente intensità da donna a donna e persino da gravidanza a gravidanza nella stessa donna.

Piccole perdite di sangue

L’amenorrea, cioè l’assenza delle mestruazioni, è il primo chiaro sintomo rivelatore di una gravidanza in corso. Eppure, nelle prime settimane dopo il concepimento può capitare che la futura mamma abbia piccole perdite di sangue, goccioline di colore rosso vivo o scuro.

Il fenomeno, che di solito si verifica nel periodo in cui si sarebbero dovute presentare le mestruazioni, è una conseguenza dell’impianto dell’embrione nell’utero. Una settimana dopo il concepimento, l’embrione raggiunge l’utero e inizia il processo di annidamento nell’endometrio, la mucosa che riveste internamente l’organo. Il processo, che dura circa una settimana, può provocare un leggero sanguinamento. A volte la futura mamma confonde queste perdite con una mestruazione anomala e non si rende conto di essere incinta fino al mese successivo!

Un’altra possibile causa di spotting, cioè di piccole perdite ematiche, è la rottura dei capillari del collo dell’utero, la cui irrorazione aumenta per effetto degli ormoni della gravidanza. Anche in questo caso si tratta di un sanguinamento di minima entità, che si verifica di solito dopo un rapporto sessuale. Non deve allarmare, a meno che la perdita non sia consistente, con un flusso paragonabile a quello delle mestruazioni, nel qual caso è opportuno avvertire subito il ginecologo.

Una nausea fastidiosa

È uno dei disturbi più comuni in gravidanza e tra i primi che compaiono dopo il concepimento; di solito, si esaurisce spontaneamente entro la fine del primo trimestre. La nausea è dovuta all’azione dell’ormone hCG, la gonadotropina corionica umana, prodotto dall’embrione, lo stesso ormone la cui presenza nell’urina della mamma viene rivelata dal test di gravidanza.

Il disturbo compare spesso al mattino, quando la donna, appena alzata, è ancora a digiuno. Per attenuarla è utile mangiare del cibo secco, qualche biscotto o una fetta biscottata, al mattino prima di alzarsi dal letto. Se il disturbo è di entità moderata, non c’è alcun bisogno di assumere farmaci. È sufficiente adottare qualche piccolo accorgimento: frazionare i pasti, evitare di mangiare porzioni troppo abbondanti, non salire in macchina o in autobus a stomaco vuoto e stare alla larga dai sapori e dagli odori che risultano sgradevoli.

Se invece la nausea è intensa e accompagnata da perdita dell’appetito e da vomito, tanto da provocare disidratazione e deperimento, occorre rivolgersi al medico, che prescriverà caso per caso la terapia più opportuna. La stessa raccomandazione vale nel caso in cui il sintomo dovesse protrarsi a lungo dopo la 12esima settimana di attesa.

Seno teso e turgido

Nel corso dell’attesa, gli ormoni della gravidanza, in particolare estrogeni e progesterone,  operano grandi cambiamenti sul seno della futura mamma, che si prepara all’allattamento e diventa più morbido, pesante e voluminoso mentre il capezzolo assume una colorazione più scura. Si tratta, però di cambiamenti che si verificano lentamente, nell’arco dei nove mesi.

Diversa è la sensazione di tensione e turgore al seno che la donna può percepire nelle prime settimane di attesa, paragonabile a quella che talvolta si avverte prima dell’arrivo delle mestruazioni. Contemporaneamente, la futura mamma può sperimentare anche un senso di tensione e gonfiore all’addome. Per attenuare il fastidio che questi sintomi possono provocare, consiglio di indossare biancheria e abiti comodi, evitando quelli che comprimono pancia e seno. Se il reggiseno usato prima della gravidanza dovesse risultare stretto, è il momento di acquistarne uno più confortevole, di una taglia più grande. Se la sensazione di gonfiore all’addome dovesse durare a lungo, è bene che la futura mamma si sottoponga a un controllo della pressione sanguigna, perché potrebbe trattarsi di un sintomo di ritenzione idrica associata a ipertensione, una condizione da tenere sotto osservazione.

Che stanchezza! 

Spossatezza e sonnolenza sono sintomi tipici di due fasi distinte della gravidanza: le prime e le ultime settimane. Nel terzo trimestre, l’affaticamento è dovuto al peso dell’utero gravido, all’impegno richiesto all’organismo materno per nutrire e rifornire di ossigeno il feto e, talvolta, all’insonnia o alla cattiva qualità del sonno della futura mamma. Nei primi mesi, invece, la stanchezza e la sonnolenza sono una conseguenza dei cambiamenti metabolici indotti dagli ormoni per preparare l’organismo della donna ad accogliere il nascituro. In attesa che il corpo si adatti alla sua nuova condizione e la stanchezza si attenui, l’unica cosa da fare è assecondare le esigenze dell’organismo e concedersi un pisolino nell’arco della giornata ogni volta che è possibile e se ne avverte la necessità.

Un frequente stimolo a urinare

Anche la pollachiuria, cioè un aumento dello stimolo urinario, è un fenomeno che si verifica all’inizio e alla fine della gravidanza. In prossimità del termine dell’attesa, è dovuta alla pressione esercitata dall’utero sulla vescica, che ne riduce il volume disponibile e costringe la futura mamma ad andare in bagno più di frequente. Nelle prime settimane di gravidanza, invece, è dovuta all’azione del progesterone, che rilassa la muscolatura liscia della vescica e dell’uretra e limita la capacità di trattenere la pipì.

È importante non confondere la pollachiuria con lo stimolo urinario fastidioso dovuto alla cistite, un’infiammazione della vescica e dell’uretra di origine batterica. In gravidanza l’apparato urinario della donna è più vulnerabile alle infezioni ed eventuali episodi di cistite vanno curati prontamente per evitare complicazioni che possono comportare rischi per la salute del nascituro. Per questa ragione, durante l’attesa sono previsti esami periodici delle urine allo scopo di diagnosticare tempestivamente anche le infezioni che non dovessero dare sintomi.

Un umore ballerino

Momenti di euforia che lasciano improvvisamente il posto a tristezza, ansia e irritabilità: gli sbalzi d’umore delle mamme in attesa sono proverbiali. Il fenomeno è dovuto sia a fattori ormonali, che influiscono sugli stati d’animo, sia a cause psicologiche: una reazione naturale allo stress e alle aspettative della gravidanza. Spetta al partner e ai familiari della donna il compito di aiutarla a superare i momenti più delicati rassicurandola e facendola sentire protetta e amata.

Quel fastidioso inconveniente

L’elevata concentrazione di progesterone, responsabile del rilassamento del tono muscolare, causa anche un rallentamento dell’attività dell’intestino, che si contrae in modo meno efficace. Ecco allora comparire la stitichezza. Per contrastarla è consigliabile bere molto, mangiare buone quantità di frutta e verdura e fare un po’ di moto: anche semplici e regolari camminate bastano a stimolare l’attività intestinale.

Quando e come fare il test

Al di là dei sintomi che la futura mamma può sperimentare con maggiore o minore intensità nelle prime settimane di attesa, per avere una conferma certa dello stato di gravidanza è necessario fare un test.

I test fai-da-te che si trovano in vendita nelle farmacie contengono un reagente che si tinge di blu o di rosa a contatto con l’ormone hCG, la gonadotropina corionica umana, presente nell’urina della donna. Sono efficaci già due settimane dopo il concepimento, ma per ridurre il rischio di falsi positivi o falsi negativi, è consigliabile attendere una settimana di ritardo delle mestruazioni prima di acquistare il prodotto e sottoporsi al test.

Nel caso in cui l’esito non fosse chiaro, si può fare ricorso al dosaggio ematico delle beta hCG, un esame del sangue che permette di misurare la concentrazione nell’organismo materno della gonadotropina corionica umana, o meglio di una sua frazione, la beta. Il dosaggio ematico, ripetuto due o più volte nel corso delle prime settimane di attesa, consente anche di valutare l’aumento della concentrazione dell’ormone e verificare il corretto avvio della gravidanza.

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