Sono incinta: come lo dico al lavoro?
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3 strategie per dire al lavoro che aspetti un bebè

 A volte, annunciare in ufficio che si è in attesa di un bebè può creare un po' di disagio. Ecco qual è il modo migliore per comunicarlo ai colleghi e, soprattutto, al capo

3 strategie per dire al lavoro che aspetti un bebè

Prima lo hai detto al tuo compagno, poi ai genitori, ai parenti e agli amici più intimi. Finora mettere gli altri a parte del tuo segreto – che il test di gravidanza è positivo, che presto diventerai mamma – è stato una gioia. Adesso, però, devi comunicarlo anche ai tuoi colleghi di lavoro e, soprattutto, al tuo capo. Sei tentata di rimandare finché il tuo aspetto non parlerà da solo, evitandoti di scegliere le parole per un discorso che trovi piuttosto imbarazzante. Secondo un sondaggio effettuato su internet, è questa la propensione del 54% delle lavoratrici: aspettare il più possibile ad avvertire l’azienda. Ma il sondaggio è americano, mentre qui siamo in Italia, il paese europeo con una delle legislazioni più garantiste nei confronti delle future mamme. Perché tanti timori?

Al lavorosenza stress

Paura delle reazioni

“Perché ogni lavoratrice sa che i dirigenti non amano questo tipo di liete novelle, in Italia come altrove”, spiega Alessandra Saggin, psicologa del lavoro e docente presso l’Università Bocconi di Milano. “Capi, coordinatori e titolari, anche se di sesso femminile e persino con un’esperienza di femminismo alle spalle, sono spesso preoccupati dalla comunicazione di una gravidanza. Nella maggior parte dei casi, a meno che non si tratti di dipendenti molto ambiziose che trovano il modo di lavorare fino alla vigilia del parto, ciò che si pensa subito è: da adesso in poi, magari per un anno o più, non potremo contare su di lei”. In realtà non è esattamente e sempre così. D’altra parte, la legge lo permette, né impone di comunicare subito la gestazione o di preoccuparsi delle ripercussioni sul lavoro. Ma purtroppo (o per fortuna) i rapporti umani non sempre si lasciano regolare dalle normative. Così se una dipendente decide di “piantare in asso” superiori e colleghi, lasciando tutti nei guai senza preavviso, è probabile che al ritorno trovi un ambiente ostile e invivibile. Il capo può inventare sistemi altrettanto legali per renderle la carriera un percorso a ostacoli. Ecco perché è importante studiare il momento e l’atteggiamento più opportuni per… mettere le carte in tavola.

Il “Boss”: partner, non nemico

“La prima cosa da fare è riflettere sul tipo di rapporto che si ha con il principale”, consiglia Alessandra Saggin. “Se si considera come un persona che, pur avendo priorità e motivazioni parzialmente diverse dalle proprie, è un partner e non un nemico, e anche lui deve rispondere del suo operato, allora si ha tutto l’interesse di non creargli ostacoli, bensì di facilitarlo. In altre parole: meglio avvertilo il più presto possibile”. “La tempestività, in questi casi, è molto apprezzata”, conferma Mario Bianco, che si occupa di selezione del personale presso la Selebi di Milano, “poiché consente all’azienda di predisporre un piano alternativo, di organizzarsi in vista dell’assenza. Le grandi strutture pubbliche e private riescono a cavarsela con le sostituzioni, ma nelle piccole ditte con pochi dipendenti , dove magari la futura mamma occupa un ruolo chiave (pensiamo, per esempio, a una contabile), può intervenire una preoccupazione anche giustifi cata. È soprattutto qui che alla lavoratrice conviene mettere in atto una serie di strategie che dimostrino la sua buona volontà, mostrandosi disponibile a studiare sistemi alternativi di organizzazione, collaborando a individuare e a istruire gli eventuali sostituti”.

Maternità anticipataCome richiederla

1 – Scegli il momento giusto

  • Come primo passo, chiedi alle colleghe che sono già state in maternità quali problemi hanno incontrato in azienda e come hanno reagito i superiori. Tieni conto, però, che il rapporto umano con il tuo capo è unico e solo tu sai come affrontare al meglio l’argomento con lui.
  • Confìdati con una collega soltanto se sei certa che manterrà il segreto. Se il ‘boss’ venisse a sapere da altri della tua condizione, potrebbe considerarla una mancanza di rispetto.
  • Se hai un rapporto formale con lui, rendi la comunicazione un momento importante, chiedendo un appuntamento. Pur non esistendo l’occasione perfetta per dirlo, può essere sconveniente non tenere conto del clima generale esistente in ufficio: se il giorno del colloquio (e della rivelazione) ti accorgi che l’atmosfera è troppo tesa, trova il modo di disdire e rimandare a un momento migliore.
  • Se il rapporto è più amichevole e diretto, evita di ‘buttare’ lì la novità mentre sta per affrontare una riunione impegnativa. Non aspettare neppure l’orario di uscita: arrivato a casa, il tuo capo rimuginerà sul problema senza aver sentito le tue proposte. Scegli momenti in cui di solito vi trovate a chiacchierare tranquillamente, come l’intervallo per il pranzo oppure la pausa caffè.

2 – Gioca d’anticipo

  • Sforzati di prevedere tutti i problemi che si troverà ad affrontare il capo. Invece di tacerli, elencali e per ognuno prova a suggerire una possibile soluzione.
  • Comunica il prima possibile se intendi iniziare il periodo di astensione obbligatoria uno oppure due mesi prima del parto.
  • Proponi un calendario di massima dei periodi di congedo facoltativo, i 6 mesi, continui o frazionati, da utilizzare dopo la nascita e fino all’ottavo anno di vita del bambino.
  • Discuti con il capo le modalità e gli orari dei riposi giornalieri, prendendo anche in considerazione l’ipotesi di un periodo part-time, prima o dopo il parto.
  • Prepara una lista delle persone che ritieni più adatte a sostituirti durante la tua assenza, dichiarandoti disponibile a istruirle.
  • Se i colleghi si mostrano preoccupati perché temono che le tue responsabilità possano ricadere su di loro, assicura a tutti che farai fronte ai tuoi impegni con la massima professionalità finché sarai presente, e soprattutto che intendi tornare al lavoro. “Una delle paure più diffuse è che la donna decida di fare la mamma a tempo pieno e non faccia più rientro”, osserva Bianco.
  • Infine, spiega onestamente che i tuoi programmi per i mesi a venire sono una manifestazione di buona volontà, ma non vanno presi per oro colato: ogni gravidanza può essere soggetta a qualche complicazione. E comunque, nel pianificare la tua disponibilità dopo il parto, stai attenta a non strafare: molte neomamme scoprono di avere bisogno di più tempo da trascorrere a casa di quanto avessero previsto.
Al lavoro col pancioneDedicati al fitness d'ufficio

3 – Quando è meglio aspettare

  • Alcune donne attendono la fine del primo trimestre, quando il rischio di interruzione della gravidanza è ridotto al minimo. Può essere una soluzione se pensi che l’azienda reagirà male indipendentemente dal tuo approccio.
  • Va bene l’onestà, me se nell’aria c’è un aumento di stipendio o una promozione non è certo il caso di comunicare la gravidanza proprio il giorno prima!
  • Se stai portando avanti nel migliore dei modi un incarico di grande responsabilità, aspetta di averlo terminato prima di dare la notizia. Non solo eviterai di mettere in allarme il tuo gruppo di lavoro in una fase delicata, ma avrai dimostrato con i fatti di esserti mossa al meglio malgrado il tuo stato, convincendo tutti che continuerai così fino all’ultimo giorno.

Roberto Sonaglia

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