Humanitas, tutti insieme al Papà Camp | Dolce Attesa
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Humanitas, tutti insieme al Papà Camp

Papà protagonisti all'Humanitas San Pio X di  Milano per imparare come accudire il bebè, parlare e confrontarsi

Humanitas, tutti insieme al Papà Camp

Ci sono uomini che si scoprono padri al momento della prima ecografia e altri che hanno bisogno di più tempo, a volte anche mesi dopo la nascita.

“Per molti uomini questa consapevolezza arriva quando cominciano a sentirsi capaci di accudire il bimbo o quando il piccolo è in grado di dare attenzione e interagire con loro”, conferma Marco Nuara, neonatologo di Humanitas San Pio X a Milano. “C’è una finestra temporale in cui l’uomo si rende conto di non essere più il primo amore della propria donna, ma non si sente ancora papà. Per colmare questo vuoto è importante poter stabilire presto un contatto con il bambino”.

L'attesa dei papàLeggi

Come si fa il bagnetto?

Per aiutare i papà ad affrontare al meglio l’arrivo del bebè, Humanitas San Pio X ha di recente organizzato il Papà camp, un incontro-confronto per spiegare come occuparsi del piccolo fin dai primi giorni di vita. A fare da guida, proprio Marco Nuara.

Nella sala, tanti giovani uomini attenti, pronti a imparare come si fa il bagnetto, come si cambia il pannolino, come si aiuta il neonato a fare il ruttino. Momenti di cura cui i papà possono dedicarsi anche se la mamma allatta al seno e grazie ai quali possono cominciare a creare una relazione con il bimbo. Ma come sono questi nuovi papà?

“Sono speciali”, risponde Stefania Del Duca, coordinatrice delle ostetriche. “Buona parte di loro è molto informata, cerca di capire i cambiamenti e le dinamiche della gravidanza e arriva al parto rilassata. Sono gli uomini che si lasciano andare di più alle emozioni e vivono la nascita con maggior trasporto. E di solito a beneficiarne è soprattutto la coppia”.

Papà in sala partoLeggi

I timori più frequenti

E quali sono le preoccupazioni maggiori? “Mi chiedo come saranno le nostre giornate e quanto tempo resterà per noi, dal momento che i tempi del bambino dovranno diventare i nostri”, racconta Stefano Bergantin, tra i partecipanti all’incontro. “Spero di essere di supporto al parto e anche dopo. La mia compagna mi sta già dando qualche ‘ordine’: mi ha detto che durante il travaglio devo evitare di essere ironico!”.
“Quando si sentono molto in ansia, alcuni uomini tendono a sdrammatizzare o a metterla sul ridere”, conferma l’ostetrica. “Ma il rischio è di creare tensioni perché in quei momenti la donna è completamente a nudo davanti al compagno e ha bisogno di supporto, non di scherzi”.
Mirco Bompignano, invece, è preoccupato di rendere la propria casa a prova di bimbo. “Dopo l’incontro ho capito che devo mettere i mobili in sicurezza”, dice.
“Mi sento pronto ad affrontare la nascita. L’unica preoccupazione è che il bimbo possa farsi male in casa”, gli fa eco Michele Garrinella.
Cheng Lin, invece, che diventerà papà a dicembre, sente il peso della responsabilità. “Ho paura di non saperlo calmare, di non capire perché piange”.

Trovare il proprio posto

D’altronde, l’obiettivo del Papà Camp è proprio questo: coinvolgere da subito i papà nell’accudimento del bebè per aiutarli a entrare in sintonia con lui.
“La paternità è un’esperienza che si costruisce con una presenza nuova”, conclude Paola Marangione, responsabile di Neonatologia di Humanitas San Pio X. “Prima di tutto accanto alla propria compagna, sia durante la gravidanza sia durante il parto, poi con il bambino. Lasciate libero il vostro cuore di vivere un’emozione grande!”. Una via privilegiata, quella del cuore, per avviare fin da subito la relazione e trovare il proprio posto in un nuovo equilibrio familiare.

 

Valentina Rorato

Commenti