I gemelli giocano nel pancione? | Dolce Attesa
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I gemelli giocano nel pancione?

I gemelli giocano nel pancione?

I gemelli socializzano già nel pancione. Lo dice uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE, coordinato da Umberto Castiello del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università degli studi di Padova e realizzato in collaborazione con il Centro di Scienze Cognitive dell’Università di Torino, con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma e con l’Istituto pediatrico Burlo Garofolo di Trieste.

Gli studiosi hanno indagato l’attività di cinque coppie di feti gemelli con l’ecografia quadrimensionale e hanno individuato tre tipi di movimenti: verso la parete uterina, verso se stessi e verso il fratello. “Queste azioni si osservano a partire dalla 14a settimana di gravidanza e aumentano di frequenza tra la 14a e la 18a”, dicono gli autori. “Il contatto tra i feti non è accidentale, ma deriva da una pianificazione motoria”.

 

Possibile che vi sia una predisposizione alla socializzazione già in utero?

“Ciò che gli studiosi ipotizzano ha un suo fondamento e chi effettua le ecografie delle gravidanze gemellari lo sa bene. Da ginecologa, ho avuto molte occasioni di ‘spiare’ i gemelli”, dice Stefania Piloni, che è anche mamma di tre figli di cui due gemelli. “I feti interagiscono parecchio nella pancia della mamma: si toccano, scalciano, appoggiano la testina uno sulla spalla dell’altro, litigano, ecc.”, racconta l’esperta. “Sembra di avere di fronte due esserini che, proprio come due fratelli, si cercano e al contempo lottano per conquistarsi lo spazio vitale in utero”.

 

Come mai le prime interazioni avvengono intorno alla 14a settimana?

“I primi contatti si osservano, in genere, alla fine del primo trimestre perché prima i feti sono troppo ‘piccoli’ e ‘lontani’ per percepirsi. È in questa fase, poi, che iniziano a sviluppare i loro organi di senso. Imparano quindi a riconoscere il corpo del gemello che si muove vicino al loro attraverso il tatto”, spiega la ginecologa. “Che in qualche modo i gemelli  ‘si riconoscano’ alla nascita è dimostrato dal fatto che subito dopo il parto la presenza del fratello li tranquillizza. Proprio per questo si consiglia di tenerli nella stessa culla, perché piangono molto meno. Io ho potuto verificarlo personalmente quando sono nati i miei gemelli, Sara e Giacomo”, racconta l’esperta. “E ho potuto constatare anche come per loro il fratello occupi il primo posto nella scala affettiva. Se la mia prima figlia si svegliava nel cuore della notte, cercava mamma e papà. Loro, invece, cercano il gemello. E il nome del gemello è il primo che imparano quando iniziano a parlare. Lo riferiscono, spesso, molti genitori che si trovano a vivere la stessa esperienza. Con il gemello sono entrati in contatto all’origine di tutto, nella camera gestazionale. Il loro rapporto è quindi esclusivo e dura spesso per tutta la vita. Cercano poco l’adulto rispetto agli altri bambini perché si bastano e si completano. E faticano, in genere, a fare amicizia con gli altri. È per questo che, di solito, si tende a dividerli quando fanno il loro ingresso a scuola”.

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Lo sviluppo precoce della socialità in utero, dicono i ricercatori, potrebbe diventare in futuro un elemento da prendere in considerazione nella valutazione dello sviluppo cerebrale dei gemelli.

“Attualmente, per assicurarsi che i feti stiano bene dal punto di vista neurologico si controllano essenzialmente i movimenti degli arti, ci si assicura che muovano gambe e ginocchia, che aprano e chiudano le mani” commenta Stefania Piloni. “Inoltre, si osservano gli ammiccamenti palpebrali. Dalla 28a settimana, in genere, i bambini aprono gli occhi. È possibile, quindi, osservarne l’iride, anche con una semplice ecografia bidimensionale in bianco e nero, e controllare che spostino le pupille in maniera sincronizzata a destra e a sinistra. Un riflesso neurologico che può essere osservato in utero, inoltre, è il riflesso di suzione. Nel pancione, infatti, i bambini succhiano il pollice e deglutiscono il liquido amniotico. Questi sono elementi che possono dare qualche indicazione sullo sviluppo neuro-motorio dei feti in generale”, dice l’esperta. L’interazione potrebbe essere un parametro ulteriore da prendere in considerazione in caso di gravidanza gemellare.

 

Michela Crippa

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