Ferro in gravidanza: meglio farne scorta | Dolce Attesa
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Ferro in gravidanza: meglio farne scorta

Un minerale prezioso che non può mancare per garantire il benessere della futura mamma, fisico ed emotivo, e del bebè che sta crescendo nel pancione. Ecco gli esami per tenere d'occhio un'eventuale anemia, i consigli alimentari e le utili integrazioni

Ferro in gravidanza: meglio farne scorta

Sono numerosissime, ben il 40%, le donne che iniziano l’attesa con basse scorte di ferro. “Dato che il fabbisogno di questo minerale triplica nei nove mesi, ciò può portare velocemente ad anemia, una condizione che oltre ad aumentare il pericolo di parto prematuro e di basso peso alla nascita del bimbo, incide anche sulle funzioni psichiche della mamma”, dice Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica, Ospedale Resnati di Milano. “Se il ferro scarseggia è lei la prima a risentirne, accusando stanchezza, difficoltà di concentrazione, minore memoria e ridotto desiderio sessuale. Ma non è tutto: questa condizione comporta anche un rischio doppio di soffrire di depressione”. Per tutti questi motivi, se stai cercando un bambino (o lo stai già aspettando), monitora i livelli di questo prezioso oligoelemento nel sangue così da avviare (o proseguire) la gravidanza con valori nella norma.

Perché questo minerale è così importante?

“Il ferro è un oligoelemento che funge da importante cofattore di varie proteine necessarie per il metabolismo dell’ossigeno e dell’energia”, spiega Alessandra Graziottin. “È indispensabile per la produzione dell’emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi deputati al trasporto dell’ossigeno dai polmoni a tutto l’organismo. Si trova, poi, anche nel sistema nervoso centrale, dove è fondamentale in processi enzimatici chiave per la sintesi di neurotrasmettitori quali la dopamina, che regola l’estroversione, il desiderio sessuale, la voglia di fare e conquistare, e la serotonina, essenziale nella regolazione del tono dell’umore, ma anche nella vulnerabilità al dolore. Quando una donna è anemica, in genere, ha meno voglia di muoversi, si sente stanca e ha un calo della performance professionale”, dice l’esperta.

Ferro in gravidanza: come aumenta il fabbisogno?

“L’incrementato fabbisogno dipende dal fatto che, durante l’attesa, il volume del sangue aumenta per far fronte alle necessità del bambino: la parte liquida (plasma), però, cresce molto di più rispetto a quella corpuscolata (contenente globuli rossi, globuli bianchi e piastrine)”, spiega l’esperta. “I globuli rossi, quindi, risultano diluiti in una maggiore massa liquida: si tratta del fenomeno, entro certi limiti fisiologico, detto di emodiluizione”. Se il fabbisogno di ferro in condizioni normali si aggira intorno ai 18 mg (raggiungibile in genere con la sola alimentazione), in gravidanza sale a 30 mg. “Gli alimenti da preferire, ricchi di ferro nella forma facilmente assorbibile, sono la carne (sia rossa che bianca), il pesce (tonno, merluzzo e salmone) e le uova. Anche i legumi, gli spinaci, i peperoni sono ricchi di ferro, seppur in forma meno assorbibile. Infine, sono indicati frutta secca, agrumi, kiwi, uva, ricchi in vitamina C, fondamentale per l’assorbimento di ferro”, spiega l’esperta.

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Quali altri fattori possono contribuire all’insorgenza dell’anemia?

Il rischio di anemia aumenta se, al fenomeno di emodiluizione, si aggiungono altri elementi. “Il primo è una dieta povera di ferro dovuta a povertà o a modificazioni volontarie del proprio stile alimentare. È il caso delle donne vegetariane e vegane, che devono assolutamente prestare attenzione alla giusta quantità di nutrienti da assumere, tra cui il ferro e la vitamina B12, presenti in una forma biodisponibile soprattutto negli alimenti di origine animale. Va bene seguire la dieta amata, ma è utile integrarla con supplementi di ferro e vitamina B12, almeno in vista della gravidanza”, dice Alessandra Graziottin. “Il secondo è la presenza di piccole perdite ematiche dovute a un sanguinamento gengivale, alle emorroidi, a un’infiammazione della parete gastrica o alla sindrome dell’intestino irritabile. La terza grande causa di anemia è il ridotto assorbimento del ferro dovuto agli stati infiammatori della parete intestinale: la celiachia o la cosiddetta ipersensibilità al glutine. Altre cause possono essere rappresentate dall’intolleranza al lattosio o da varie allergie”, continua l’esperta. “L’anemia può essere, quindi, un problema multifattoriale per cui, se si vuole ottenere un miglioramento significativo, bisogna tener conto di tutte le possibili cause”.

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Cosa fare nel preconcepimento?

“Se nasce il desiderio di un bambino, l’ideale è fare un check up completo prima di avviare la gravidanza. “Dato che per riportare i valori del ferro a livelli di normalità ci vuole tempo, l’ideale è sottoporsi agli esami necessari che misurano i livelli di emocromo, ferritina, transferrina e sideremia, almeno 3 mesi prima di iniziare la ricerca del figlio”, continua l’esperta. Se i valori risultano alterati, meglio cominciare subito con integrazioni di ferro, acido folico (utile per prevenire i difetti del tubo neurale), vitamina B12 (fondamentale per l’attività del sistema nervoso e per la formazione del sangue), vitamina C (importante per l’assorbimento del ferro) e lattoferrina (glicoproteina che trasporta il ferro).

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Quali avvertenze nei 9 mesi?

Nel corso dell’attesa è bene continuare a monitorare la situazione in modo da mantenere i valori dell’emocromo (esame che misura il livello di emoglobina) intorno ai 12 g/dl. In questo modo, si garantiscono al bambino delle buone scorte di ferro alla nascita: un’eredità preziosissima se si considera che una carenza di questo minerale può incidere anche sulle sue capacità di apprendimento a lungo termine. “Inoltre, se la futura mamma arriva al parto con un emocromo e una sideremia perfetti si riduce al minimo il rischio di depressione post-partum. Al contrario, il pericolo raddoppia o triplica nelle donne che soffrono di anemia”, spiega l’esperta.

E dopo il parto?

“Dopo la nascita del bambino, è utile continuare con l’integrazione di ferro per almeno altri tre mesi: durante il parto, infatti, la mamma perde inevitabilmente una quantità non trascurabile di sangue”, dice Alessandra Graziottin. “A questo stadio, così come nel corso della gravidanza, non ha senso aspettare che l’anemia diventi conclamata per iniziare l’integrazione. Meglio giocare di anticipo ed evitare le conseguenze di una carenza di ferro, vista l’importanza di questo oligoelemento per la salute di mamma e bambino”.

 

Michela Crippa

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