Farmaci in gravidanza: sì o no? | Dolce Attesa
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Farmaci in gravidanza: sì o no?

È uno dei dubbi che assilla maggiormente le future mamme: durante i nove mesi i farmaci possono essere assunti con tranquillità o c’è il rischio che provochino problemi al bebè? Quali sono i principi attivi più indicati e sicuri in questo periodo? Ecco qualche risposta.

Farmaci in gravidanza: sì o no?

Un fastidioso mal di gola. Qualche linea di febbre. Oppure un improvviso mal di testa o l’allergia di primavera… E il dubbio è immediato: come curarsi? Si possono usare i farmaci in gravidanza? “Molte persone sono convinte che l’uso dei farmaci in gravidanza comporti inevitabilmente un effetto teratogeno, ovvero causi malformazioni al feto”, dice Luca Pani, direttore generale dell’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco. “Ma la donna non deve avere timore di curarsi quando è necessario: in realtà, esistono diversi principi attivi che possono essere usati senza pericoli”. L’importante è assumerli solo quando necessario e sempre dietro indicazione medica e non ricorrere mai al fai da te, neanche nel caso di prodotti che non richiedono prescrizione.

Curarsi si può

“La maggioranza dei farmaci non è in grado di attraversare la barriera della placenta e dunque non raggiunge il feto”, spiega Enrico Ferrazzi, direttore della Clinica Ostetrico Ginecologica dell’Ospedale Buzzi di Milano e vicepresidente del comitato scientifico dell’ASM, Associazione per lo Studio delle Malformazioni. “E tra i medicinali che superano la barriera, molti sono innocui per il nascituro. Inoltre per quasi ogni malattia o disturbo esi stono principi ampiamente testati, di provata sicurezza in gravidanza. Se la donna ha febbre, mal di testa, dolori muscolari, il medico può prescriverle un antipiretico e un antidolorifico innocui per il feto. Esistono antibiotici sicuri per le infezioni batteriche, antistaminici per la rinite allergica, farmaci per i disturbi gastrointestinali e renali e così via. Spetta al medico scegliere, caso per caso, il trattamento con il miglior rapporto tra benefici e rischi, quello cioè che unisce un’elevata efficacia al minimo pericolo”. La donna affetta da una ma lattia cronica e sottoposta a un trattamento farmacologico che desidera una gravidanza o scopre di aspettare un bimbo non deve smettere di curarsi. “Deve invece rivolgersi al suo medico, chiedergli di modificare il trattamento scegliendo altri farmaci o cambiando il dosaggio in modo tale da conciliare le esigenze di salute della madre con quelle del bambino”, prosegue Ferrazzi. “Fatto questo, deve attenersi scrupolosamente alle indicazioni ricevute. Capita a volte che la futura mamma aspetti a curarsi e attenda il più possibile prima di assumere un farmaco di cui teme gli effetti sul nascituro. Ma il ritardo nella cura può portare all’aggravarsi della malattia e, oltre al malessere per la donna e per il feto, rendere necessarie in seguito dosi maggiori e un trattamento più aggressivo per risolvere il problema. A volte, poi, la donna cui vengono prescritte, per esempio, tre pillole, ne prende una sola credendo così di limitare i rischi per il bambino. Anche questo comportamento, però, può aggravare la situazione e creare problemi anziché risolverli”. Attenzione, infine, a non fidarsi ciecamente dei foglietti illustrativi. “Nella maggior parte dei casi riportano la dicitura ‘controindicato in gravidanza’per ragioni legali, perché la casa farmaceutica non ha condotto studi specifici sulla sicurezza durante l’attesa, ma si tratta magari di un prodotto largamente usato e di provata innocuità”, spiega l’esperto. “Il foglietto illustrativo può fornire ottimi spunti per chiedere informazioni e chiarimenti al medico curante, ma non deve mai sostituire il suo giudizio”. Vietato il fai da te. Un altro errore diffuso, opposto al timore immotivato per i farmaci ma altrettanto dannoso, è il ricorso all’automedicazione. “Quando si aspetta un bambino è imperativo chiedere il parere del  medico prima di assumere medicinali, anche quelli venduti in farmacia senza obbligo di ricetta, anche le pillole per il mal di testa che la futura mamma ha già in casa e ha sempre usato senza problemi prima della gravidanza”, avverte Ferrazzi. La raccomandazione è valida anche per due categorie di prodotti da banco che non rientrano in senso stretto tra i farmaci: i fitoterapici e gli integratori alimentari. “I fitoterapici sono estratti di piante che contengono principi attivi che non sempre sono esenti da rischi ed effetti indesiderati”, dice l’esperto. “Anche se li si può acquistare senza ricetta, bisogna rivolgersi al proprio medico per un parere prima di assumerli. Per esempio, la malaleuca è un disinfettante efficace nel trattamento delle infezioni vaginali di origine batterica, ma durante i nove mesi non si può affrontare un’infezione vaginale con l’automedicazione. Bisogna fare un tampone, identificare il microrganismo responsabile e procedere nel modo più appropriato, altrimenti la situazione potrebbe aggravarsi”. Quello degli integratori alimentari è un settore vasto, in cui si trovano prodotti eccellenti e prodotti di qualità inferiore. “Anche in questo caso, spetta al medico prescrivere l’integrazione, se lo ritiene necessario, indicare il dosaggio giusto e consigliare il prodotto più appropriato”, prosegue Ferrazzi. A parte l’acido folico, nei tempi e nelle dosi raccomandate dalle linee guida internazionali, in linea di principio la futura mamma non dovrebbe necessitare di integratori se è sana e la sua alimentazione è varia e completa.

Farmaci pericolosi in gravidanza

I medicinali che costituiscono un rischio serio e s sono controindicati in modo assoluto in gravidanza sono pochi e ben conosciuti dai medici, che non li prescriverebbero mai a una donna in attesa. . Sono noti teratogeni: l’acido retinoico, usato nel trattamento delle forme più serie di acne e l’acido valproico, un antiepilettico. Di norma, lo specialista che prescrive uno di questi prodotti a una donna in età fertile la avverte della necessità di adottare precauzioni per evitare il concepimento durante il trattamento. Sono controindicati nei nove mesi anche gli antibiotici della famiglia delle tetracicline e i FANS, cioè gli antinfiammatori non steroidei. “Fa eccezione l’acido acetilsalicilico a bassissime dosi, che viene prescritto in gravidanza in caso di trombofifi lia per fluidificare il sangue”. Altri farmaci pericolosi sono il metimazolo, usato nel trattamento dell’ipertiroidismo, il litio per la sindrome affettiva bipolare, gli antipertensivi ace-inibitori, nonché i chemioterapici antitumorali.

A chi rivolgersi per qualsiasi dubbi?

In caso di dubbi sull’assunzione di un farmaco durante l’attesa, la futura mamma deve fare riferimento al proprio medico curante. “Se ha bisogno di un parere immediato e non ha tempo di rivolgersi al suo dottore, può chiamare uno dei numeri del Filo Rosso dell’ASM, l’Associazione per lo Studio delle Malformazioni”, dice Enrico Ferrazzi. “Gli operatori che rispondono si servono di banche dati mondiali per reperire informazioni complete e aggiornate sulla sicurezza dei farmaci in gravidanza”. MILANO Filo Rosso Ospedale San Paolo 02-89.10.207 ROMA Filo Rosso Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina 06-58.00.897 NAPOLI Filo Rosso Policlinico Universitario Federico II 081-54.63.881 S. GIOVANNI ROTONDO Filo Rosso Genetico Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” 0882-41.62.91

Ho mal di testa: posso prendere un antidolorifico?

Dipende dal tipo di antidolorifico e dal periodo della gravidanza. Il principio attivo più sicuro durante tutti i nove mesi è il paracetamolo, efficace sia per contrastare il dolore sia per abbassare la febbre. Se il paracetamolo non fa effetto (la risposta è individuale), nella categoria dei cosiddetti FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) si può assumere l’ibuprofen, anche se con le opportune cautele. Nel primo trimestre, infatti, si ipotizza che possa aumentare il rischio di aborto spontaneo: si tratta di un’ipotesi non confermata, ma nel dubbio meglio astenersi. I FANS (ai quali appartengono anche l’aspirina o il nimesulide) devono invece essere evitati categoricamente dopo la 30ª settimana, poiché potrebbero causare la chiusura del dotto di Botallo, un importante vaso sanguigno indispensabile per la corretta circolazione fetale.

Quali sono i preparati consentiti per il mal di pancia?

Dipende dal tipo di disturbo: in caso di attacco acuto di diarrea, ad esempio, si può assumere il loperamide, un antidiarroico che, in base agli studi effettuati, non ha effetti tossici sul feto. L’importante è usarlo solo per brevi periodi. Se, invece, si soffre di problemi cronici come coliti, occorre valutare con il medico il preparato più sicuro in base all’epoca gestazionale. Per contrastare le nausee, frequenti soprattutto nel primo trimestre, è indicata la metoclopramide, da assumere quando le strategie alimentari – pasti piccoli e frequenti e ricchi di carboidrati – non danno benefici. Infine, per bruciori e acidità di stomaco, comuni negli ultimi mesi, sono permessi gli antiacidi, che agiscono solo a livello dello stomaco e sono poco assorbiti dall’organismo.

Mal di pancia e bruciori di stomaco?ecco i rimedi

Dovrò fare un’anestesia locale per curare una carie: non sarà pericolosa per il bebè?

È uno dei dubbi più frequenti delle future mamme, ma bisogna sfatare una volta per tutte il timore che l’anestetico possa danneggiare il feto: il farmaco agisce solo a livello locale, viene scarsamente assorbito dall’organismo e viene smaltito molto in fretta.

Qual è il medicinale più adatto in caso di febbre?

Il farmaco di prima scelta per le donne incinte (e non solo) è il paracetamolo, che si è rivelato il principio attivo più efficace per abbassare la temperatura corporea. Altri antipiretici non danno alcun beneficio in più, anzi potrebbero comportare rischi. Naturalmente anche il paracetamolo va assunto solo quando serve, perché potrebbe sovraccaricare il fegato della futura mamma.

Paracetamolocon qualche precauzione

Ho acquistato uno spray per il mal di gola tra i farmaci da banco: posso usarlo tranquillamente?

In genere, i farmaci che agiscono localmente non sono pericolosi in gravidanza, proprio perché il loro assorbimento da parte dell’organismo è scarso. Si tenga presente, però, che l’efficacia degli spray per la gola è limitata, per non dire che, in alcuni casi, si rivelano del tutto inutili. Premesso questo, non è il caso di assumere, proprio adesso che si aspetta un bebè, un farmaco che non dà reali benefici. Analogo discorso per le pastiglie che leniscono il mal di gola. Se il mal di gola è proprio insopportabile, si può prendere il paracetamolo, che esercita anche un’azione antinfiammatoria.

Per curare una faringite, il medico mi ha prescritto un antibiotico: non è un farmaco troppo ‘forte’ in gravidanza?

La maggior parte degli antibiotici oggi in commercio si può assumere anche durante la gestazione. La categoria di antibiotici che non ha mai fatto registrare effetti negativi sul feto è quella delle penicilline, come l’amoxicillina o l’amoxicillina più l’acido clavulanico, ma anche le cefalosporine e i macrolidi sono due classi ritenute ‘sicure’. Bisogna tra l’altro tenere presente che certe infezioni, se non curate, possono provocare rischi ben maggiori di quelli che potrebbe causare un antibiotico. Naturalmente, è un farmaco che deve essere prescritto dal medico solo dopo aver valutato la natura batterica del disturbo, come in caso di faringite, bronchite o infezioni delle vie urinarie: sui virus, infatti, gli antibiotici non hanno alcun effetto.

Antibiotici in gravidanzaQuali assumere e quando

Soffro d’asma: posso continuare a fare uso delle mie solite medicine?

Ci sono due tipologie di farmaci per l’asma: i broncodilatatori, come il salbutamolo, che servono quando si ha un attacco per dilatare i bronchi e permettere di respirare meglio; e i medicinali per curare l’infiammazione cronica delle vie aeree, che sono a base di cortisonici e prevengono gli attacchi d’asma. Entrambi i preparati si assumono per inalazione e possono essere utilizzati tranquillamente anche nei nove mesi, poiché il passaggio nel sangue è assai scarso. Pericoloso potrebbe essere, invece, non curare l’asma. Il disturbo provoca, infatti, una riduzione dell’ossigenazione del feto, con il rischio di un ritardo di crescita o di un parto prematuro.

Ho letto che gli spray nasali contro il raffreddore possono essere nocivi: è vero?

Anche gli spray nasali agiscono localmente, quindi non sono in grado di oltrepassare la placenta e arrivare al bebè. Basta usarli solo lo stretto indispensabile, e non perché possano provocare problemi al feto, ma perché hanno un’azione vasocostrittrice che, a lungo andare, può danneggiare la mucosa nasale. La conseguenza? L’infiammazione da acuta potrebbe diventare cronica e la congestione nasale potrebbe peggiorare anziché risolversi. Insomma, nessun divieto se si applica per un paio di sere prima di andare a dormire per respirare meglio durante il sonno, ma l’uso prolungato è da evitare.

Ho preso una distorsione alla caviglia: posso usare la pomata?

Trattandosi di una pomata, ancora una volta l’azione è solo locale, quindi non ci sono controindicazioni particolari, sempre a patto che non se ne abusi. Per contrastare dolore e infiammazione, però, le pomate non servono a molto: meglio un antinfiammatorio per bocca, come l’ibuprofene (se siamo nelle settimane in cui è consentita l’assunzione) o il paracetamolo. E, subito dopo la distorsione, non c’è niente di meglio della borsa del ghiaccio, che riduce la formazione di ematomi e gonfiori.

Per curare l’acne, prima della gravidanza utilizzavo una crema all’acido retinoico: posso usarla ancora?

L’acido retinoico, se assunto per bocca, è uno dei farmaci potenzialmente più nocivi per il feto, tanto che può avere effetti teratogeni. Poiché la crema ha un’azione locale, l’assorbimento da parte dell’organismo è molto ridotto rispetto a quanto avviene con l’assunzione di pillole: ci sono state donne che, non essendosi accorte di aspettare un bebè, hanno continuato a usarla nei primi tempi dell’attesa e, tuttavia, non si sono riscontrati danni sull’embrione. Per precauzione, però, è sempre opportuno interrompere l’applicazione di creme contenenti acido retinoico ancor prima di concepire un bebè. Per i farmaci per bocca, invece, il divieto è assoluto, anzi, è necessario sospendere la cura con un congruo anticipo per dare il tempo all’organismo materno di smaltire del tutto il principio attivo: i tempi variano da farmaco a farmaco, per questo è indispensabile informare lo specialista che ha prescritto il medicinale della propria intenzione di programmare una gravidanza.

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A causa dell’ansia, per un certo periodo ho assunto gli ansiolitici: ho fatto male?

I farmaci che solitamente vengono prescritti per i disturbi dell’ansia sono le benzodiazepine. Se necessario, si possono continuare a prendere anche durante la gravidanza, poiché non si sono riscontrati danni al feto. A patto che l’assunzione avvenga sempre sotto controllo medico e solo alla minima dose efficace per la propria situazione: insomma, meno se ne prendono meglio è. Se possibile, e sempre d’accordo con il proprio medico, è preferibile sospendere la terapia prima del parto, in quanto possono causare irritabilità e lievi difficoltà respiratorie al neonato.

Vorrei fare il vaccino anti-influenzale, ma ho sentito dire che conviene aspettare la fine del primo trimestre di gravidanza…

Il vaccino contro l’influenza è certamente consigliabile. Secondo alcuni studiosi, infatti, la gestazione rende l’organismo materno più vulnerabile, soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre, quando l’apparato cardiocircolatorio e quello respiratorio sono già sovraccaricati dal fatto di dover lavorare per due e un’influenza potrebbe aumentare il rischio di complicanze.
A livello precauzionale, si consiglia di non fare il vaccino nel primo trimestre, ma in realtà gli studi condotti finora non hanno evidenziato rischi per il bebè, quindi la decisione andrebbe presa per lo più in base a un ragionamento pratico: se la donna si trova nel primo trimestre fra ottobre e dicembre, epoca in cui è opportuno somministrare il vaccino, e decide di aspettare il secondo trimestre prima di farlo, rischia di trovarsi ‘scoperta’ proprio quando il virus comincia a diffondersi e di contrarre ugualmente l’influenza.

Vaccino anti-influenzaleperché va fatto

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