Emozioni forti: risparmiarle in gravidanza?
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Niente stress in gravidanza?

Nei nove mesi si diventa più ricettive alle emozioni, positive o negative che siano. Come proteggersi allora da tensioni e preoccupazioni quotidiane?

Niente stress in gravidanza?

A volte basta poco. Un brano musicale, una pubblicità, una semplice immagine: ed ecco salire la commozione e le lacrime arrivare agli occhi.
Prima non era così. Prima della gravidanza, si intende. Ma nell’attesa si è più sensibili alle emozioni, positive o negative che siano. Tanto che, soprattutto in passato, si insisteva sul fatto che la donna dovesse essere protetta da problemi e preoccupazioni per timore di danneggiare il bebè. Un’attenzione che viene spesso a mancare nella nostra società, dove la futura mamma è messa spesso sotto pressione, soprattutto al lavoro e dove a volte le viene richiesto di vivere la gravidanza “come se niente fosse”, mantenendo i ritmi e le abitudini di sempre. Ma davvero la donna è così fragile da dover essere protetta da stimoli troppo intensi?

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Sensibili, ma non fragili

“In effetti nei nove mesi la donna è emotivamente più labile. Ma si tratta di un fenomeno naturale, dovuto sia ai cambiamenti ormonali, sia ai cambiamenti psicologici che caratterizzano questo periodo”, spiega Monica Grigio, psicologa e psicoterapeuta, coordinatore del servizio di psicologia clinica perinatale dell’ospedale Buzzi di Milano. “Con la gravidanza non nasce soltanto un bambino, ma anche una mamma. E mentre il suo corpo cambia per far crescere il piccolo, la sua psiche si prepara all’incontro con lui, per imparare a  riconoscere e a sintonizzarsi con i suoi bisogni. E lo fa in un modo molto semplice, con una sorta di regressione che si manifesta con una maggiore capacità di contattare le emozioni-anche infantili- e di recuperare un linguaggio -anche infantile -che permetterà alla mamma di capire e rispondere alle necessità del bebè”.

Questa maggiore emotività, quasi a fior di pelle, porta la futura mamma a leggere la realtà in un modo nuovo  e a soffermarsi su aspetti che prima non coglieva. Ma se da un lato tanta sensibilità arricchisce, dall’altro  rende più ricettive allo stress e agli stimoli negativi. Questo non significa, però, che debba essere tenuta sotto una campana di vetro per timore di creare danni al bambino. “Anche se è vero che in gravidanza esiste un flusso di comunicazione continua tra mamma e bebè, che va al di là delle parole, possiamo dire che l’attesa costituisce una sorta di protezione per il bambino, che è invece più esposto allo stress materno nel periodo del puerperio”, spiega Monica Grigio.

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Gestire i momenti difficili

“D’altra parte è normale che anche in gravidanza la donna si trovi a vivere situazioni di tensione, fa parte della normale vita quotidiana”, dice Gino Soldera, psicologo psicoterapeuta e presidente dell’Anpep, Associazione nazionale di educazione prenatale. “Tutto dipende dalla durata, dalla persistenza e dall’intensità dello stimolo. Oltre, naturalmente, alla risposta individuale . Se, per esempio, discuto con il vicino di casa o vivo una situazione problematica sul lavoro e poi continuo a pensarci e a rimuginarci sopra, questo non mi farà  bene. Ma se invece riesco a elaborare l’episodio, magari parlandone con chi mi sta accanto, e a metabolizzarlo, potrà essere motivo di crescita e diventare un elemento utile nella mia vita”.
È pur vero che nei nove mesi la donna vive una condizione di grande trasformazione e in questo momento di passaggio, in questa altalena tra regressione emotiva e progressione verso il futuro, ha bisogno di contenimento e di punti di riferimento sicuri. E in tal senso il ruolo del partner è fondamentale. “Bisogna coltivare tutto ciò che può far godere della vita”, dice Soldera. “Per questo è molto importante ritagliarsi momenti di relax durante la giornata, comunicare con il bambino, condividere la gravidanza con il partner, uscire con gli amici”. perché quanto più vengono incentivati i momenti di benessere, tanto meno gli episodi di stress influenzeranno le nostre giornate.

Il diritto di tutelarsi

Senza contare che la donna può imparare a proteggersi dalle situazioni stressanti e alzare una sorta di scudo difensivo di fronte a chi la mette in uno stato di tensione.
“Se l’amica o la suocera hanno la tendenza a raccontare i particolari più drammatici del loro travaglio, per esempio, si può  tranquillamente dire loro che si preferisce cambiare argomento”, suggerisce Monica Grigio. “E se in ufficio il capo o i colleghi fanno pressione e chiedono più del dovuto, invece di ‘colludere’ con loro per dimostrare che si è efficienti come prima e che la gravidanza non ha cambiato nulla, si può imparare a porre un limite e affermare: in questo momento io posso fare fino a qui, di più non mi è possibile”.
E quando lo stress arriva e si teme per il bambino, una buona abitudine è parlare con lui, come consiglia Soldera. “Per esempio”, dice lo psicologo, “si può accarezzare la pancia e dire: ora non sto tanto bene, ma tu non preoccuparti, resta tranquillo e beato. Presto starò meglio”.

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AML

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