Eco 3d in gravidanza: solo da operatori esperti
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Eco 3D in gravidanza: utile nelle mani giuste

Eco 3D in gravidanza: i casi in cui è veramente utile farla, mettendosi nelle mani di personale specializzato esperto. Da evitare se il fine è solo ludico

Eco 3D in gravidanza: utile nelle mani giuste

Fino a pochi anni fa l’Eco 3D in gravidanza era appannaggio esclusivo dei grandi ospedali, delle cliniche universitarie e degli ambulatori privati più attrezzati. Oggi la tecnologia dell’ecografia tridimensionale si è diffusa e quasi tutti i centri di diagnostica prenatale sono provvisti di ecografi a 3D. Nelle mani giuste, ovvero usato da un operatore esperto e qualificato, è uno strumento utile per studiare in modo approfondito alcune anomalie già diagnosticate con la tradizionale ecografia a due dimensioni. I ginecologi sono critici, invece, sull’impiego ludico di questo strumento, offerto alle future mamme senza specifiche indicazioni mediche, per soddisfare in anticipo la loro curiosità sull’aspetto del nascituro.

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Immagini elaborate dal computer

L’apparecchio per ecografie tridimensionali funziona in modo analogo a quello per le tradizionali eco a 2D: una sonda appoggiata sull’addome della donna emette ultrasuoni, che vengono in parte assorbiti e in parte riflessi dai diversi tessuti del bambino. La componente riflessa viene captata da un sensore sulla sonda stessa e registrata dall’apparecchio. Analizzando gli ultrasuoni riflessi dal corpicino del nascituro, l’apparecchio ne costruisce un’immagine, proprio come il cervello umano costruisce le immagini di ciò che ci circonda analizzando la luce che viene riflessa dagli oggetti e captata dai nostri occhi.

La differenza tra un ecografo a 3D e uno a 2D sta nel fatto che il primo cattura immagini del bambino su tre piani, perpendicolari alle tre dimensioni dello spazio. Un computer le combina e mostra sullo schermo la rappresentazione di un’immagine tridimensionale. Se a questo effetto aggiungiamo il movimento, cioè la dimensione temporale, abbiamo un video tridimensionale, che prende il nome di ecografia a 4D. L’effetto è spettacolare: le immagini sono di una nitidezza senza precedenti, paragonabili a una fotografia del bimbo che nascerà. Dal punto di vista medico, tanta precisione e nitidezza consentono di osservare in modo approfondito dettagli della morfologia del feto, organi e strutture, per chiarire diagnosi sospette. Si tratta di uno strumento potente, ma ciò che fa la differenza è la bravura di chi lo usa. Ci vogliono competenza, esperienza e una buona manualità per ottenere risultati affidabili. Oggi tanti ambulatori pubblici e privati dispongono della tecnologia necessaria per effettuare questo tipo di esame. È importante rivolgersi una struttura che abbia operatori con una buona preparazione. Il ginecologo curante saprà dare alla futura mamma indicazioni per fare la scelta migliore.

Un esame di approfondimento

Ma a che cosa serve l’ecografia tridimensionale? È un esame di livello superiore, che viene prescritto dal ginecologo in presenza di una diagnosi di sospetta malformazione formulata con una tradizionale ecografia bidimensionale, allo scopo di approfondire la diagnosi e chiarire l’entità del difetto. L’eco a 3D è particolarmente utile per studiare l’encefalo, il sistema nervoso centrale e la colonna vertebrale, per esempio nei casi di spina bifida o di labiopalatoschisi. L’attenta osservazione dei lineamenti fetali può consentire l’individuazione dei segni caratteristici di alcune sindromi cromosomiche. A questo scopo, l’eco a 3D viene talvolta prescritta a coppie portatrici di rischio elevato, che hanno una storia familiare per questo genere di difetti.

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L’ecografia tridimensionale non è di alcuna utilità, invece, come esame di screening. Non permette di diagnosticare una percentuale maggiore di malformazioni. È solamente più costosa e dunque è inutile e inappropriato utilizzarla come esame di primo livello nelle gravidanze a basso rischio.

Ma non è un gioco

Negli ultimi anni, di pari passo con la diffusione dell’ecografia tridimensionale a scopo diagnostico, in Europa hanno aperto i battenti numerose imprese che offrono questo genere di esame a scopo ludico, alle future mamme desiderose di conoscere in anteprima il loro bambino e mostrare ad amici e parenti immagini e video del piccolo. È un fenomeno che all’estero sta riscuotendo grande successo, in Italia, per il momento, se ne sente parlare ancora poco.

In linea di massima, i ginecologi non guardano con favore a un utilizzo ricreativo di questa tecnologia. Non perché comporti rischi per la donna o per il nascituro. È ampiamente dimostrato che gli ultrasuoni sono innocui, anche se gli studi effettuati sulla sicurezza dell’ecografia considerano i tempi di esposizione previsti per un normale esame diagnostico e non quelli, molto più lunghi, necessari per catturare belle immagini.

Il vero problema è un altro ed è di natura psicologica. Un’ecografia fatta a scopo non diagnostico potrebbe generare false sicurezze nella futura mamma e spingerla a trascurare gli esami realmente utili. Oppure, al contrario, in presenza di un’apparente anomalia, potrebbe generare allarmi ingiustificati. Il rischio è maggiore se a effettuare l’ecografia è un operatore privo di preparazione medica. La diagnostica non è un gioco.

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Potenzialmente dannosa?

Allo stato attuale delle nostre conoscenze possiamo dire che gli esami ecografici sono innocui per il feto nei tempi e nei modi in cui vengono effettuati a scopo diagnostico. L’ecografia è una tecnica diagnostica non invasiva che non fa ricorso a radiazioni ionizzanti, come i raggi x delle radiografie, ma a ultrasuoni, cioè onde meccaniche. L’intensità degli ultrasuoni emessi dagli apparecchi a 3D e a 4D è la stessa di quelli a 2D e la durata media di un esame di secondo livello effettuato da un operatore esperto non si discosta molto dalla durata di una normale ecografia morfologica a due dimensioni.

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