Due attese interrotte e finalmente la piccola Gaia
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Due attese interrotte e finalmente la piccola Gaia

Lisa Borghetto ha 28 anni, abita in provincia di Rovigo ed è la mamma felice di Gaia, ma prima di coronare il suo sogno ha vissuto per due volte il dolore, lo shock e la delusione di un aborto spontaneo nel primo trimestre. Una storia di speranza per tutte le donne che hanno perso un bimbo nell'attesa e desiderano tanto diventare mamma

Due attese interrotte e finalmente la piccola Gaia

Lisa Borghetto ha 28 anni, abita in provincia di Rovigo, ed è la mamma felice della piccola Gaia, ma prima di coronare il sogno di diventare madre ha vissuto per due volte il dolore, lo shock e la delusione di una gravidanza che si interrompe nel primo trimestre. Una storia di speranza per tutte le donne che hanno perso un bimbo nell’attesa e desiderano tanto diventare mamma.

Non c’è battito…

È vero che in teoria è risaputo che la gravidanza potrebbe interrompersi spontaneamente nel primo trimestre. Ma quando succede veramente, e succede proprio a noi, non è possibile essere preparati. Si resta increduli e sconvolti di fronte a un dolore che ci colpisce laddove ci si aspettava la gioia, di fronte a un sogno – il più bello, quello di diventare mamma – che si infrange in modo imprevisto e inaspettato. Questa è stata anche l’esperienza di Lisa quando si è sottoposta al primo controllo ecografico e, nonostante i segnali scoraggianti, non è riuscita a realizzare che l’attesa poteva davvero essersi interrotta. “Era la mia prima gravidanza quindi non ero esperta, non sapevo bene come avvenisse lo sviluppo del bambino nelle prime settimane”, ricorda Lisa. “L’ecografia ha mostrato il sacco vitellino e il piccolo embrione, il mio minuscolo bambino, ma non c’era battito. Non si vedeva il cuoricino. Così mi hanno detto di tornare la settimana successiva, ma anche dopo sette giorni il battito non c’era. A quel punto hanno iniziato a parlarmi di aborto spontaneo, ma io non mi capacitavo. Avevo la nausea io pensavo che in caso di aborto ci fossero delle perdite, dei segnali…”. Purtroppo però, l’attesa si era interrotta. “La ginecologa si è limitata a commentare che tanto ero giovane, avrei potuto benissimo riprovarci”, racconta Lisa. Una frase poco delicata, troppo sbrigativa e superficiale, che non ha offerto a Lisa alcuna consolazione.

Il ricovero in ospedale e poi il ritorno a casa

Tornata a casa, Lisa ha dovuto dare la cattiva notizia ai suoi famigliari e sul luogo di lavoro. Un altro momento molto difficile per lei. Poi c’è stato il ricovero in ospedale. “Mi hanno fatto scegliere se procedere con una terapia orale, che prevedeva l’assunzione di alcune pastiglie, o con un raschiamento”, ricorda Lisa. “Abbiamo provato con le pastiglie, ma terminato un ciclo completo si è visto che non avevano fatto effetto ed è stato necessario sottopormi all’intervento. I primi tempi sono stata proprio male, ero distrutta perché non me lo aspettavo, non avevo previsto che potesse succedere una cosa del genere. Sono tornata subito al lavoro, non volevo assolutamente restare a casa, avevo paura di trovarmi sola a ripensare a quello che era successo”.

Il tempo passa e pian piano allevia il dispiacere di Lisa, finché, cinque mesi dopo… il test di gravidanza annuncia che c’è un bimbo in arrivo.

La camera gestazionale è vuota

Questa volta Lisa è molto cauta, le famiglie non vengono avvisate, la paura che qualcosa possa andare storto è presente e forte. “A differenza della prima volta, avevo la sensazione che ci fosse qualcosa che non andava”, racconta Lisa. “E infatti qualche giorno dopo aver avuto la conferma che c’era un bimbo in arrivo, sono andata in bagno e ho notato delle perdite. Sono corsa al Pronto Soccorso e l’ecografia ha mostrato un uovo chiaro, in pratica la camera gestazionale era vuota. Il sacco vitellino c’era, ma non si vedeva l’embrione. Questa volta non è stato necessario il raschiamento, il mio corpo ha fatto tutto da solo. E se in qualche modo ero preparata, perché me lo sentivo, con questa nuova perdita ho iniziato a chiedermi se sarei mai riuscita a diventare mamma”.

A quel punto Lisa decide di indagare e sottoporsi a una serie di esami per escludere la presenza di qualche ostacolo che impedisce il proseguimento della gravidanza. “Dagli esami è emerso che c’erano alcuni valori anomali”, racconta. “Il ginecologo cui avevo portato gli esiti mi ha assicurato che sarebbe stato sufficiente assumere dell’acido folico, ma io non ero convinta. Mi sono rivolta a un’altra ginecologa, che aveva la fama di essere molto brava e di aver seguito tante gravidanze di donne con problemi di salute. È stata lei a indicarmi la terapia che avrei dovuto seguire non appena fosse iniziata una nuova attesa”.

Camera gestazionale vuotaCosa vuol dire

Quattro test… tutti positivi!

Un giorno di ritardo. Il ciclo non arriva e subito Lisa fa il test. “Di test in realtà ne ho fatti quattro… tutti positivi!”, racconta Lisa. “Era domenica ma ho subito contattato la ginecologa e il giorno successivo ho iniziato la cura che avrebbe dovuto aiutarmi a portare a termine la gravidanza”. La terapia era in corso, ma la ginecologa ha avvertito Lisa e il suo compagno che non rappresentava una garanzia di riuscita. “Mi hanno detto che avrei potuto perdere il mio bimbo da un giorno all’altro”, ricorda Lisa. “Quando a cinque settimane, durante un’ecografia ho visto quel piccolo cuoricino battere veloce è stata un’emozione immensa”. Un’emozione così forte che Lisa si commuove ancora oggi quando ricorda quel momento. “La gravidanza procedeva, tra timori, esami, controlli ravvicinati e un nuovo problema, stavolta alla tiroide, per cui è stato necessario aggiungere un’altra pastiglia alle mie cure”, commenta Lisa. “Ma ancora non avevo detto nulla ai nostri famigliari”. Finché…

Per il compleanno del futuro nonno un regalo speciale

“Ero incinta di 20 settimane, sapevo già che aspettavo una bambina e finalmente la paura che qualcosa andasse storto cominciava a cedere il passo alla fiducia e alla speranza”, ricorda Lisa. “Era il compleanno del mio papà e siamo andati tutti insieme fuori a cena. Papà ha aperto il mio regalo: era un tablet. Lo ha acceso, e sullo sfondo c’era l’ecografia con la piccola Gaia ben visibile. È stato un momento molto felice! La mia mamma era ottimista: ‘Vedrai che questa volta andrà tutto bene!’ mi ha detto”.

Si rompe il sacco con due settimane di anticipo

Il momento della nascita si avvicina e Lisa aspetta di poter finalmente abbracciare la sua bambina senza particolari timori. “Non avevo paura del dolore del parto”, racconta, “era proprio un pensiero che non mi toccava, sapevo che le contrazioni sarebbero state dolorose ma non mi importava, a me interessava solo che tutto andasse bene. Quindici giorni prima della data presunta, durante la notte ho perso le acque. Con calma siamo andati in ospedale, mi hanno visitato e il collo era ancora chiuso, così ci hanno spiegato che il mattino successivo avrebbero indotto il travaglio e hanno mandato a casa il mio compagno, Mattia. Sarebbe tornato alle sette del giorno dopo. Erano passate da poco le tre di notte, quando sono comparse le contrazioni, accompagnate da nausea e dissenteria. Io però ero convinta di non essere ancora in travaglio, ho chiamato un’infermiera solo per avvisare che non stavo bene e potete immaginare la mia sorpresa quando mi hanno detto che dovevamo andare in sala travaglio perché la mia bambina stava per nascere. Alle sei e mezzo del mattino sono in sala parto e mi dicono di spingere. Mattia, che non sapeva nulla e pensava di trovarmi in reparto, fa in tempo ad arrivare, mi stringe la mano, ma io sento che è meglio che esca e aspetti fuori. Mi sono concentrata sul mio corpo, sulle spinte, e alle 7 e 33 Gaia è nata. L’ostetrica mi ha chiesto se poteva appoggiarla sulla mia pancia e io ricordo di aver risposto: ‘Non è che può, deve appoggiarla sulla mia pancia!’. La mia impressione quando l’ho guardata? Mi è sembrato di averla già vista, di conoscerla da sempre”.

Liquido amnioticoCosa sapere

“Ci siamo ritrovate”

L’aveva attesa tanto a lungo, la sua bambina, Lisa. E quando finalmente ha potuto stringere Gaia tra le braccia la conosceva già, si sono ritrovate. “Eravamo già legate, in sintonia”, conclude Lisa. “Forse per questo, anche se essendo la prima figlia non avevo esperienza, non ho mai avuto dubbi o paure particolari nei primi tempi. Eravamo insieme, era tutto quello che contava”.

 

Giorgia Cozza

Commenti