Dovrei essere felice... e invece mi sento depressa | Dolce Attesa
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Dovrei essere felice… e invece mi sento depressa

Umore basso, perdita di interesse, problemi del sonno... Quando compaiono i sintomi depressivi l'ultima cosa da fare è isolarsi e cercare di nascondere il proprio disagio sperando che passi spontaneamente: parlarne e chiedere aiuto è invece importante. Perché il disturbo può essere affrontato e curato      

Dovrei essere felice... e invece mi sento depressa

Sentirsi tristi senza ragione in un momento in cui si dovrebbe essere al settimo cielo. È questo sentimento che spinge molte donne a nascondere agli altri la propria depressione, sia in gravidanza sia dopo la nascita del bebè. Ma non c’è niente di male né bisogna vergognarsi se ci si sente infelici. Invece, è più che mai importante ammettere a se stesse il proprio malessere e chiedere aiuto. Perché se riconosciuta e trattata tempestivamente la depressione può essere risolta e la gioia della gravidanza e il piacere di stare con il bebè recuperati e vissuti pienamente.

I professionisti sanitari hanno un ruolo fondamentale nell’identificare i sintomi che spesso compaiono per la prima volta o si riacutizzano durante l’attesa e nel post-parto. In Italia, però, secondo quanto rileva la Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), non viene data sufficiente importanza a una loro valutazione tempestiva in questa delicata fase della vita. “Nel nostro Paese c’è una scarsa sensibilizzazione dei professionisti sanitari, un limitato coordinamento, assenza di percorsi integrati tra i vari servizi (cure primarie, consultori, servizi per la maternità, centri di salute mentale, servizi sociali, ospedale) e mancanza di linee guida aggiornate”, spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. “Per offrire un adeguato supporto occorrerebbero interventi di formazione degli operatori sanitari e percorsi assistenziali basati sulle migliori evidenze scientifiche”.

“Negli ultimi anni si è fatto molto, la sensibilità tra gli operatori è cresciuta, ma la strada da compiere è effettivamente ancora lunga”, conferma Claudio Mencacci, fondatore e responsabile del Centro Psiche Donna (www.centropsichedonna.it) dell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano, sorto nel 2004. “Un migliore coordinamento tra le diverse strutture è auspicabile: le Regioni, l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute dovrebbero dare direttive al riguardo, affinché i disturbi depressivi siano individuati per tempo in gravidanza e le donne vengano seguite in maniera adeguata nei mesi che seguono il parto”.

 

Come riconoscere la depressione in gravidanza e dopo la nascita?

“Durante i 9 mesi, il disturbo può manifestarsi con tristezza, irritabilità, senso di agitazione e di inadeguatezza, disturbi del sonno e dell’appetito e difficoltà di concentrazione”, spiega Claudio Mencacci.
“Nel post-partum, invece, la depressione compare di solito a distanza di qualche mese dalla nascita del bambino, più spesso intorno al quarto o il quinto mese, al contrario del baby blues che si presenta nei giorni successivi al parto. Il disturbo, poi, si protrae per almeno due settimane e si manifesta con umore depresso, perdita di interesse verso le abituali attività, iperattività (o al contrario letargia), affaticabilità, disturbi del sonno, sensi di colpa, bassa autostima e senso di inadeguatezza nello svolgere il proprio ruolo di mamma”.

 

Quali sono le donne più a rischio di sviluppare la depressione?

“Sono quelle cui è già stata diagnosticata in passato o quelle che hanno una familiarità”, dice Mencacci. “Altri fattori di rischio sono una gravidanza non programmata, un intervallo troppo breve tra un figlio e l’altro, una relazione problematica con il partner, difficoltà economico-sociali, eventi di vita stressanti e vulnerabilità ormonale (per esempio se si soffre di forte sindrome premestruale o di marcata sensibilità umorale in seguito all’uso di pillola anticoncezionale)”.

 

Che cosa fare se si scopre di aspettare un bambino mentre si è in cura?

“Il trattamento dei disturbi depressivi si basa sui farmaci e sulla psicoterapia. Se si è già in cura   quando ci si accorge di aspettare un bambino bisogna innanzitutto evitare di sospendere il trattamento farmacologico di propria iniziativa e seguire sempre le indicazioni dello specialista, sia in gravidanza che durante l’allattamento”, dice Claudio Mencacci. “I rischi per il neonato legati all’interruzione dei farmaci e all’esposizione a un nuovo episodio depressivo durante la gravidanza sono maggiori rispetto ai potenziali effetti collaterali di un antidepressivo. Ovviamente, prima di iniziare il percorso è essenziale la valutazione da parte dello specialista”.

 

A chi chiedere aiuto?

“Un buon punto di riferimento è rappresentato dai consultori presenti sul territorio. In molte regioni italiane, poi, si sono costituiti gruppi che hanno attivato progetti di screening: da tempo Onda, Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, ha lanciato la campagna ‘Un sorriso per le mamme’ proprio per dare ascolto a quante si trovano a vivere questa difficile condizione”. Sul portale www.depressionepostpartum.it si possono trovare tanti consigli utili e l’elenco aggiornato dei centri e delle associazioni italiani specializzati nel trattamento.
Poter contare sul partner e sulla propria cerchia di famigliari e amici è fondamentale, ma in caso di vera e propria depressione è sempre necessario rivolgersi a uno specialista.

 

Michela Crippa

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