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08 novembre 2018

Dieci domande sui fibromi

I fibromi possono essere un ostacolo alla gravidanza? Vanno sempre tolti prima del concepimento? E se si scopre di averli quando si è già in attesa? Ecco le risposte del ginecologo

Dieci domande sui fibromi
  1. Che cosa sono i miomi?

    I fibromi o miomi sono una patologia tumorale benigna del tessuto muscolare dell’utero, il miometrio. Possono essere singoli o multipli, di grandezza variabile da pochi millimetri fino a più di 15 centimetri. Sono caratteristici dell’età fertile – in particolare si riscontrano con maggior frequenza nelle donne sopra i 35 anni – e tendono a regredire in menopausa, quando viene meno la produzione degli ormoni sessuali da parte delle ovaie.

  2. Perché si formano?

    Le cause non sono ancora del tutto chiare e proprio per questo non è possibile indicare norme di prevenzione. L’ipotesi più probabile è che alcune cellule del miometrio rispondano più di altre ai normali stimoli ormonali estrogenici. Si tratta tuttavia di noduli di tipo benigno, che solo in casi assai rari – circa l’1 per 10.000 – possono avere una degenerazione maligna.

  3. Di che tipo possono essere?

    In base alla loro localizzazione, si possono distinguere tre tipologie: i fibromi sottosierosi, che crescono sulla parete esterna dell’utero, quindi al di fuori della cavità uterina; gli intramurali, che si sviluppano nello spessore della struttura muscolare; i sottomucosi, che  crescono all’interno della cavità uterina, quindi laddove dovrebbe svilupparsi l’embrione.

  4. Quali sintomi possono segnalare la loro presenza?

    Nel 50% dei casi i fibromi sono asintomatici, soprattutto se si tratta di sottosierosi. Negli altri casi possono provocare cicli abbondanti o prolungati (menorragie), perdite più o meno intense tra una mestruazione e l’altra (metrorragie), dolore mestruale (dismenorrea). Se particolarmente voluminosi, possono dare sindromi da compressione: quelli localizzati nella parte anteriore, ad esempio, possono comprimere la vescica, determinando uno stimolo ad urinare frequentemente oppure ostacolando il normale svuotamento vescicale, con ristagno dell’urina e conseguente rischio di cistiti; nella parte posteriore, invece, comprimono il retto determinando difficoltà di evacuazione.

  5. Come si diagnosticano?

    La diagnosi viene fatta attraverso un’ecografia, addominale o, ancora meglio, transvaginale (che consente di individuare anche fibromi di pochi millimetri). Quelli più grossi e i sottosierosi sono rilevabili anche con la sola visita ginecologica.

  6. Come ci si regola se si scopre di averne uno prima del concepimento?

    Se non provoca disturbi ed è di dimensioni ridotte, bisogna valutarne la velocità di crescita: ci sono infatti fibromi che restano piccoli per tutta la vita, per i quali non occorre far nulla, e altri che crescono rapidamente. Nel secondo caso, se la donna non desidera una gravidanza nell’immediato, si può impostare una terapia con la pillola anticoncezionale, che, diminuendo la quantità di estrogeni,  rallenta la crescita del fibroma, oltre a ridurre le perdite ematiche.
    Se invece la donna desidera un figlio e, soprattutto, se il mioma provoca  disturbi – dolore o emorragie –  oppure è particolarmente grosso (superiore ai 5-6 cm di diametro), è meglio sportarlo. A maggior ragione se i fibromi sono posizionati vicino a una tuba, poiché possono comprimerla fino ad occluderla, ostacolando il concepimento, oppure se sono sottomucosi, perché possono aumentare il rischio di aborto e di sanguinamenti. Un motivo in più per raccomandare una visita ginecologica ancor prima di cercare un bebè.

    Ostacoli al concepimentoscopri quali

  7. Come si asportano?

    Dipende dalla localizzazione, dal numero e dalla grandezza. I miomi sottomucosi possono essere rimossi per via isteroscopia: attraverso la vagina si inserisce in utero una sonda ottica corredata di un filo metallico, tramite il quale passa la corrente elettrica, che permette di sezionare il fibroma. I miomi intramurali o sottosierosi possono essere asportati per via laparoscopica, che prevede piccole incisioni addominali attraverso le quali il fibroma viene sezionato e asportato. Se tuttavia i fibromi sono particolarmente grandi o di numero superiore a tre, si interviene eseguendo la classica incisione dell’addome (laparotomia). Una tecnica recente assolutamente non invasiva, adottata però ancora da pochi ospedali, è la termoablazione con ultrasuoni, che attraverso un manipolo simile a quello adoperato per le ecografie, necrotizza il fibroma che poi tende a riassorbirsi.

  8. Che cosa fare, invece, se si scopre di averne uno quando si è già incinta?

    Non si fa nulla. I fibromi tendono a crescere con la crescita dell’utero (specie nel primo trimestre) ma in genere non provocano disturbi. Solo in alcuni casi potrebbero causare dolore addominale o sollecitare una maggiore contrattilità uterina, che può essere tenuta sotto controllo con farmaci antispastici o tocolotici (che riducono la contrattilità). I  sottosierosi, crescendo verso l’esterno, potrebbero comprimere stomaco, colecisti o intestino, provocando problemi digestivi, che però non interferiscono con il buon andamento della gravidanza.

  9. Possono essere un ostacolo al parto naturale?

    Nella gran parte dei casi no. Il cesareo può rendersi necessario solo se il fibroma è particolarmente voluminoso e previo, cioè posizionato nella parte inferiore dell’utero, in quanto potrebbe ostacolare la dilatazione del collo e il passaggio del bambino, oppure se si tratta di fibroma intramurale di grandi dimensioni poiché, essendo posto nel contesto del tessuto muscolare, potrebbe alterare le contrazioni e prolungare notevolmente i tempi di dilatazione dell’utero. In ogni caso la valutazione viene fatta sempre durante il travaglio.

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  10. È possibile asportarlo durante il cesareo?

    È assolutamente sconsigliabile. Che siano di piccole o di grandi dimensioni, i fibromi non si tolgono mai in occasione di un taglio cesareo, sia perché l’utero è particolarmente vascolarizzato e l’asportazione potrebbe provocare sanguinamenti abbondanti e difficilmente controllabili, sia perché dopo il parto tendono a ridursi spontaneamente.

E se c’è un polipo?

Il polipo è una formazione benigna dell’endometrio, la mucosa che riveste la cavità uterina all’interno della quale avviene l’annidamento dell’embrione. Può avere dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centimetro. La sua presenza provoca sanguinamenti intermestruali e lievi dolori al basso addome, per questo è facile che venga diagnosticata ancor prima della gravidanza. L’ideale sarebbe asportare il polipo già prima di restare incinte, con un piccolo intervento in isteroscopia, dal momento che le formazioni di dimensioni maggiori possono esser di ostacolo al concepimento, oltre a essere quelli più a rischio di degenerazione neoplastica. Se invece si scopre quando si è già in attesa non occorre far nulla: il volume resta invariato nel corso dei nove mesi e, a meno che non sia di dimensioni importanti, non interferisce con il buon andamento della gravidanza.

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