Ho il diabete da anni, la nascita di Elisa è la mia vittoria
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Ho il diabete da tanti anni, la nascita di Elisa è la mia vittoria

Cristina, 26 anni, ha il diabete di tipo 1 da quando ne aveva 10. Quando ha deciso di avere un bambino  ha capito subito che la gravidanza non sarebbe stata facile. Ma con coraggio e determinazione  è riuscita a vivere  l'attesa che aveva sempre sognato

Ho il diabete da tanti anni, la nascita di Elisa è la mia vittoria

Elisa è un fagottino meraviglioso, con la testolina coperta di lisci capelli scuri. È nata da una settimana e già si nota la somiglianza con mamma Cristina Ippoliti, 26 anni, che mentre la stringe tra le braccia può finalmente dire: “Ce l’abbiamo fatta”. Sì, perché a complicare l’attesa della piccola Elisa c’era il diabete di tipo 1, di cui Cristina soffre sin dall’infanzia. “Ho dovuto lottare per assicurare alla mia bimba e a me una nascita naturale e per scongiurare il rischio di un ricovero in Terapia Intensiva Neonatale”, racconta Cristina con grande emozione.
Alla fine tutto è andato bene e possiamo farci raccontare da Cristina la sua storia emozionante, partendo dall’inizio.

Cristina, facciamo un passo indietro: quando hai scoperto di soffrire di diabete?

Quando avevo dieci anni. I sintomi si sono manifestati all’improvviso e in tre mesi la glicemia era alle stelle. Ho iniziato allora la terapia con l’insulina. Un’iniezione ad ogni pasto, quindi quattro volte al giorno, e una alla sera prima di dormire.

È stato difficile imparare a convivere con la malattia?

In realtà, non ho ricordo del prima, cioè di un periodo della vita senza la “conta dei carboidrati”, in cui potevo stare a tavola con leggerezza.
Il diabete comporta un impegno mentale perenne, devi sempre stare attento a non infrangere le regole. Ma il cibo è una parte così essenziale della quotidianità che alla fine mi sono ritrovata ad applicare lo schema della malattia a tutte le situazioni della vita, quindi sono sempre molto rigorosa, precisa, attenta.

E arriviamo al presente. Nel 2015 tu e tuo marito Gianluca avete scoperto che c’era un bimbo in arrivo…

Questo bimbo era arrivato a sorpresa, regalandoci una grande gioia, ma nell’arco di poche settimane, purtroppo, l’attesa si era interrotta. Quelle poche settimane, però, sono state sufficienti per scoprire che ricevere un’assistenza adeguata in gravidanza non sarebbe stato semplice. Il problema – fondamentale! – che ho poi vissuto nell’attesa di Elisa è che ogni specialista tende a ragionare a compartimenti stagni: il diabetologo si occupa solo del diabete, il ginecologo della gravidanza e fra l’altro è competente a proposito di diabete gravidico, non di diabete di tipo 1. Ma se la futura mamma ha il diabete… gravidanza e malattia devono necessariamente essere presi in considerazione e affrontati insieme!

Diabete gestazionaleChe cos'è

Quindi che cosa hai fatto per prepararti in vista di una nuova gravidanza?

Mi sono documentata, ho raccolto informazioni, ho consultato studi ed evidenze scientifiche. Ho deciso di cambiare la mia terapia e ho sostituito le iniezioni con un microinfusore per insulina, collegato al corpo mediante una cannula sottocutanea, alla quale si aggancia un tubicino esterno attraverso cui scorre l’insulina erogata.
Questo sistema, a differenza delle iniezioni, permette di tenere sotto controllo continuo i valori della glicemia grazie a un sensore sottocutaneo che segnala in tempo reale qual è la situazione, e la somministrazione di insulina è sempre perfettamente calibrata per rispondere alle esigenze del corpo in quel momento, di giorno e di notte. Ho preso questa decisione perché durante la gravidanza è fondamentale mantenere nella norma i valori della glicemia per proteggere il benessere del bambino. Infatti, maggiori sono le dosi di zucchero assunte dalla futura mamma e maggiori sono i livelli di insulina prodotti dal feto, con il rischio che dopo la nascita sia necessario un trasferimento immediato e un ricovero in Terapia Intensiva Neonatale.
Una volta sostituita la terapia ci sono stati alcuni mesi di assestamento, in cui io e mio marito abbiamo imparato a impostare alcuni valori sul display di un piccolo computer (le dimensioni sono di poco superiori a quelle di un cellulare) collegato al sensore sottocutaneo e all’erogatore di insulina. Quando abbiamo preso confidenza con il nuovo sistema, nel mese di luglio dello scorso anno abbiamo deciso di cercare una gravidanza.

E la piccola Elisa non si è fatta attendere!

Esatto, è arrivata subito e così ha avuto inizio un’attesa che nel primo periodo è stata densa di ansie e di paure. Il ricordo del bimbo perso era ancora vivo, così il primo grande traguardo per me è stato superare la 6a settimana. Poi la 10a, poi la 12a… Ci ho messo un po’ a superare i miei timori. E naturalmente, ogni volta che vedevo un valore che si allontanava anche di poco dalla norma mi allarmavo. Sicuramente ha pesato molto il fatto di essere completamente soli, io e mio marito, ad affrontare la situazione. Come dicevo prima, il problema dell’assistenza medica è che in assenza di una équipe composta da specialisti diversi che possono accompagnare la futura mamma prendendosene cura a 360°, ogni figura è competente solo per il suo “settore”. Non c’era collaborazione tra il diabetologo che mi ha in cura e il ginecologo e quest’ultimo ha anche ammesso che io ne sapevo più di lui a proposito della mia malattia…
Per conservare la serenità mi sono ripetuta più volte che ero in grado di affrontare questo cammino, che lo conoscevo da quando avevo dieci anni e anche aspettando la mia bambina potevo rimanere me stessa. Che sapevo cosa fare e tutto sarebbe andato bene.

Sono stati necessari esami e controlli più numerosi?

Non volevo che la mia diventasse una gravidanza iper medicalizzata, se avessi dato retta ad alcuni medici avrei fatto continue ecografie, ma alla fine sono riuscita a mantenere la “lucidità” e mi sono sottoposta solo ai controlli realmente necessari. In ogni caso sì, la salute e lo sviluppo di Elisa sono stati monitorati con maggior frequenza, e alcuni esami sono stati anticipati. Ad esempio ho eseguito l’ecografia morfologica e un eco-cardio fetale a 20 settimane per escludere la possibilità che lo zucchero avesse influenzato lo spessore dei suoi organi interni. Ogni esame ci ha rassicurato sul fatto che tutto stesse procedendo al meglio.

E così hai iniziato a pensare al parto…

Sì, prima ho dovuto pensare al “dove”. Io e Gianluca siamo originari di Roma, ma abitiamo a Olbia. Nell’ospedale di questa città non c’è la Terapia Intensiva Neonatale e se Elisa ne avesse avuto bisogno sarebbe stata trasferita d’urgenza in un’altra struttura. Io non volevo assolutamente separarmi dalla mia bambina e così abbiamo deciso di spostarci a Roma per il parto. La scelta è caduta su un ospedale della Capitale dotato di TIN che garantiva un’assistenza rispondente ai miei desideri, ovvero avere accanto mio marito durante il parto, avere libertà di movimento e poter assumere posizioni diverse, rooming-in 24 ore su 24.

TravaglioScegli la posizione che preferisci

Dopo il dove, toccava al “come”…

I sacrifici fatti nei nove mesi, l’attenzione continua, il fatto di non essermi mai concessa una trasgressione a tavola, tutto il mio impegno era finalizzato a proteggere Elisa e ad evitare un cesareo: desideravo molto vivere una nascita rispettata, priva di interventi medici non necessari, ma ovviamente nella mia situazione questo tipo di parto è una vera e propria conquista. Il problema è che esiste un unico protocollo per tutte le donne diabetiche, indipendente dal loro percorso individuale. Quindi, io che ho sempre avuto dei valori glicemici perfetti nei nove mesi, venivo considerata allo stesso modo di una donna che non aveva seguito una terapia accurata. Non solo. Questo protocollo non è aggiornato, risale al 2013 e non contempla il sistema del microinfusore.

E proprio per questi motivi non è stato possibile per te evitare un’induzione

Già. Credo che in realtà, basandoci sulle condizioni di salute mie (i miei valori glicemici erano quelli di una persona sana) e della bambina, non sarebbe stato necessario procedere con l’induzione, ma… abbiamo dovuto seguire il protocollo.

La data presunta del parto era il 25 aprile, io sono stata ricoverata la mattina del 18 e nel primo pomeriggio c’è stato il primo tentativo di induzione con il gel. Ho messo da parte l’amarezza e mi sono detta che potevo farcela a non lasciarmi rovinare il mio parto. I dolori sono iniziati subito molto forti, ma il collo dell’utero non si dilatava. In serata mi hanno somministrato una seconda dose di gel, così sono rimasta sveglia tutta la notte, ma ancora senza risultati in termini di progresso del travaglio. E mentre le ore passavano, non ho potuto mangiare i pasti forniti dal reparto perché il menù era lo stesso delle future mamme con diabete gestazionale, quindi assolutamente inadeguato per me! Quando ha visto il mio pranzo, mio marito si è messo a ridere. Dopo mesi in cui avevo calcolato tutto al millimetro di certo non potevo mangiare cibi non pesati e ricchi di zucchero proprio prima di abbracciare la mia bambina. Mi sono comunque nutrita (anche durante il travaglio), con i cibi che mi ha portato mia madre.

Induzione del partoQuando serve davvero

E finalmente il travaglio entra nel vivo…

Alle cinque del mattino del 19 aprile si è rotto il sacco e le contrazioni sono finalmente diventate efficaci. Io ero così stanca dopo aver trascorso tante ore senza poter riposare che ho telefonato a mia mamma per dirle che non ce la facevo proprio più! Mio marito è arrivato in reparto verso le sei e a quel punto mi hanno accompagnato in sala parto. Avevo un gran bisogno di dormire, credo che un sonnellino di qualche minuto mi avrebbe ristorato, ma chi mi assisteva temeva che la mia stanchezza fosse dovuta a una crisi glicemica, così mi hanno dato soluzione salina per aiutarmi a riprendermi. Loro erano concentrati sull’ipoglicemia, ma io credo di essere stata semplicemente stanca. Nel primo pomeriggio ho fatto l’anestesia epidurale e così ho affrontato la fase finale, quella espulsiva, che è durata un paio di ore. Quando l’ostetrica mi ha chiesto se me la sentivo di iniziare a spingere avrei voluto rispondere: “Me la sento? Sono qui per questo!”.
Questa per me è stata la fase “felice” del mio parto equando l’ostetrica mi ha fatto sentire con la mano la testolina di Elisa è stata una grandissima emozione, ho voluto sfiorarla una seconda volta per fare il pieno di energia. Alle 17.23, un’ultima spinta ed ecco la mia bambina…

Come è stato il vostro primo incontro?

Temevo che la portassero subito via per farle dei controlli, invece l’hanno messa tra le mie braccia per alcuni minuti. È così è proprio diventato il parto dei miei sogni. Ho pianto, l’ho guardata, l’ho coperta di baci… Elisa era grande, 3950 grammi di tenerezza, ma stava benissimo. Ho potuto tenerla in camera con me giorno e notte, proprio come desideravo. Ormai non si dorme più… Ma non potrei essere più felice di così!

È natoIl primo incontro

Cristina, sei riuscita a  realizzare il tuo sogno. Cosa vorresti dire alle donne che soffrono di diabete di tipo 1 o di qualche altra patologia che potrebbe interferire con il desiderio di un figlio?

Di informarsi bene. Assolutamente, è fondamentale. Di programmare la gravidanza, in modo da avere la possibilità di documentarsi e scegliere la terapia migliore, quella più sicura per il bambino, anche se magari per la mamma risulta più faticosa.
In genere si dice che con la nascita del bambino nasce anche una madre. Ecco, chi ha una patologia deve diventare mamma prima, nel momento in cui decide di avere un figlio.
E poi dovremmo chiedere ai ginecologi di informarsi a loro volta, di aggiornarsi. Perché assistere una futura mamma sana e una futura mamma con un problema di salute è diverso e richiede competenze differenti.
Nel caso del diabete di tipo 1, l’ideale sarebbe poter contare su una équipe che comprenda ginecologo, diabetologo, psicologo. Nei nove mesi, ma anche durante il parto. Per evitare tanti dubbi e timori e sapere cosa si può e cosa non si può fare, quando la mamma è diabetica.

Un giorno ci sarà un altro bimbo?

(Ride) Mi piacerebbe, però… magari aspetto che esca un protocollo più aggiornato?

 

Giorgia Cozza

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