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Acqua del rubinetto: buona anche per la mamma?

È un bene prezioso che arriva da solo (e quasi gratis) nelle nostre abitazioni. E non è così "malato" come molti, invece, ancora ritengono. Conosciamolo meglio

Acqua del rubinetto: buona anche per la mamma?

Ogni funzione dell’organismo richiede acqua e il fabbisogno cresce in gravidanza, quando alle necessità della mamma si sommano quelle del piccolo. A partire dal terzo mese, occorrono circa 1,5 – 2 litri al giorno in più di liquidi; una parte proviene dal maggior consumo dei cibi che ne sono naturalmente ricchi, come le verdure e la frutta fresca, ma è necessario anche aumentare la quantità di acqua assunta durante la giornata. A questo punto ci si chiede: qual è l’acqua migliore? Quella del rubinetto o in bottiglia?

L'acquai parametri giusti

Un dubbio tutto italiano

Una mamma austriaca, piuttosto che olandese, americana o giapponese continuerebbe a bere l’acqua di sempre, prelevandola fresca dal rubinetto di casa. Siamo noi Italiani i patiti della minerale: con oltre 180 litri a testa ogni anno, occupiamo saldamente il primo posto nella graduatoria dei consumi europei e mondiali. Ma perché tanta passione per l’acqua in bottiglia? È davvero migliore di quella del rubinetto?

Gli effetti della pubblicità

In Italia ci sono più di 250 marchi di minerali. L’acqua che vendono costa in media dalle 200 alle 600 volte di più di quella che esce dal rubinetto e il mercato è sostenuto da investimenti pubblicitari mastodontici, che condizionano le nostre scelte: secondo recenti indagini di mercato, l’80% degli italiani considera l’acqua minerale come l’elemento più sano e naturale, in quanto più pura dell’acqua di rubinetto.

Una sostanziale equivalenza

Peraltro, l’idea che l’acqua minerale sia più pura di quella del rubinetto non corrisponde alla realtà dei fatti. Da questo punto di vista la legge è categorica: l’acqua o è potabile o non lo è e non esistono gradi diversi di potabilità. Il primo requisito richiesto è che l’acqua sia batteriologicamente pura, cioè priva di germi dannosi per l’organismo. In più, per essere dichiarata potabile, ogni acqua deve soddisfare decine di indici qualitativi di tipo sia fisico sia chimico: deve essere incolore, priva di odori e sapori anomali, limpida e fresca, non deve contenere troppi sali minerali, deve essere priva di residui tossici e per molte sostanze “indesiderabili” sono specificati limiti massimi di contenuto, sempre molto al di sotto della soglia di nocività.
Ciò non esclude che esistano comunque differenze tra un’acqua e l’altra. Pur rimanendo nei limiti di legge ed essendo sostanzialmente sicura, ogni acqua ha un contenuto salino diverso e da questo dipendono non solo il suo gusto, ma anche la maggiore o minore capacità di rispondere alle specifiche esigenze dell’attesa. Quando si aspetta un bimbo, infatti, alcuni parametri di composizione acquistano un’importanza particolare ed è opportuno valutarli, a prescindere dal fatto che si scelga la minerale o si opti per quella del rubinetto.

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Le caratteristiche dell’acqua adatte per la gravidanza

Le etichette delle bottiglie di minerale riportano sempre i parametri di composizione dell’acqua. Di seguito ecco i valori ideali per le esigenze di una mamma in attesa.

  • Residuo fisso 150-250mg/l: è la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua. Sono minimamente mineralizzate le acque con un valore inferiore a 50 mg/l, oligominerali quelle che hanno un contenuto salino tra 50 e 500 mg/l, medio minerali tra i 500 e i 1500 mg/l, ricche di minerali le acque con residuo superiore ai 1500 mg/l (queste sono acque speciali vendute in farmacia). Per non affaticare i reni, ma fornire una giusta quota di sali, l’acqua ideale per una gestante dovrebbe essere del tipo oligominerale (perfetta con residuo fisso intorno a 150-250), con la possibilità di passare
    a una minimamente mineralizzata nel caso comparissero gonfiore e ritenzione idrica.
  • pH 5,7-6,7: indica il grado di acidità dell’acqua. Non è un parametro determinante per la scelta, ma un pH leggermente acido, compreso tra 5,7 e 6,7, favorisce i processi digestivi e aiuta quelle mamme che soffrono di digestione difficile.
  • Bicarbonato (HCO3-) circa 100mg/l: può favorire la digestione e tamponare l’acidità gastrica e i bruciori di stomaco in molte mamme.
  • Calcio (Ca++) circa 100mg/l: se presente in buona quantità, il calcio rende l’acqua una significativa fonte del minerale, di cui nei nove mesi aumenta il fabbisogno.
  • Nitrati (NO3-) al massimo 10mg/l: sono sostanze indesiderabili perché ostacolano l’ossigenazione del sangue e formano elementi cancerogeni (le nitrosammine) nell’organismo. Soprattutto adesso, meno ce ne sono e meglio è.
  • Sodio (Na+) al massimo 20mg/l: vista la predisposizione alla ritenzione idrica nell’attesa, non è il caso di assumere troppo sodio. Ma nonostante ciò che dice la pubblicità, quello presente nell’acqua incide poco sul bilancio totale. Più utile ridurre salumi e formaggi.

L’etichetta di quella di casa

Stabilito, grazie all’etichetta della minerale, quale debba essere l’identikit dell’acqua adatta alla mamma in attesa, il problema è: come conoscere le caratteristiche di quella di casa? Semplice, basta richiederle: ai sensi della legge sulla trasparenza e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi, per ottenere i relativi dati di analisi è sufficiente rivolgere una domanda scritta al proprio Comune, all’Ufficio Acqua Potabile, o alla ASL competente per territorio. Alcuni Comuni e gestori di acquedotti hanno incominciato a rendere pubblica su Internet la composizione dell’acqua erogata e a inviare, insieme alla bolletta, anche il certificato analitico. Leggendo i dati di composizione dell’acqua erogata, saranno in molte a rimanere stupite constatando che, spesso, questi dati sono migliori di quelli di molte minerali in commercio.

Una questione di gusti

A volte può capitare che l’acqua presenti caratteristiche che possono far dubitare della sua buona qualità. Ecco che cosa è bene sapere:
torbidità: è il primo elemento da valutare perché rappresenta la spia di un possibile inquinamento. Va detto comunque che, generalmente, quando l’acqua esce torbida e biancastra dipende dalla pressione del getto ed è sufficiente lasciarla riposare in un bicchiere perché torni limpida. È il caso di preoccuparsi solo quando la torbidità permane, evidenziando particelle in sospensione.
colore: la colorazione giallastra di molte acque è dovuta semplicemente alla presenza di ferro.
odore: odori particolari, anche se non sgradevoli, sono indice di possibili sostanze indesiderate.
sapore: sapori anomali possono essere legati al trattamento di disinfezione (es. cloro) o alla presenza di magnesio (sapore amaro) o di metalli (sapore metallico: es. ferro).
In genere, è proprio perché in molte zone l’acqua sa di cloro che tante mamme preferiscono ricorrere a quella minerale. Una scelta comprensibile in questo caso, anche se va detto che la maggior parte delle volte è sufficiente prelevare l’acqua e lasciarla riposare un paio d’ore prima del consumo perché il sapore migliori decisamente. In quel periodo di tempo, infatti, il cloro si libera allo stato gassoso e si disperde nell’ambiente.

“Liscia” o “gassata”?

È un dubbio che oggi si pone chi sceglie di dotare il rubinetto di casa di un proprio gassificatore. In realtà, tra liscia e gassata la differenza vera è solo nel gusto: la gassatura consiste, infatti, nella semplice aggiunta di anidride carbonica, un gas che rende frizzante e più appetibile l’acqua senza modificarne le proprietà.
Anzi, oltre a sprigionare sensazioni gradevoli al palato, le bollicine esercitano anche una leggera azione anestetica sulle mucose, placando meglio la sete. Ed è anche dimostrato che l’effervescenza aiuta molte donne a sopportare meglio le nausee del primo trimestre.

In vetro o in plastica

Un’informazione per chi sceglie la minerale: anche se oggi si usano plastiche molto sicure come il PET, rimane comunque il rischio che l’acqua in particolari condizioni (soprattutto se conservata a lungo ed esposta al calore) assuma un gusto anomalo. Con le bottiglie di vetro questo non succede perché è un materiale completamente inerte. Inoltre, il vetro ha un maggior potere autodepurante, nel senso che ostacola la crescita di eventuali microrganismi.

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